lunedì 28 novembre 2011

..But I remember when we were young.

Se c'è una cosa scontata ed evidente ma estremamente irritante allo stesso tempo è la gente di provincia.
Esco molto di rado nel mio umile paesino, brutto e ignorante (come tutti i paesini del resto) ma quando mi capita vedo sempre aggiornamenti strani.
Tra la gente della mia età soprattutto, in cui io sono riconosciuta come gran sfigata, temo, le mode si diffondono sempre più lentamente rispetto alla città.
Ma prima o poi arrivano.
È impossibile per una persona con un microgrammo di cervello non preferire l'ambiente della città rispetto a quello del paesino ignorante leghistello di provincia; per il paesino nel mio caso il mio paesino ogni cosa strana è anomala.
Tu osservi quei decelebrati adolescenti e pensi: ecco come ragionavano nel medioevo.
Ricordo i tre anni delle medie come tre anni d'inferno, e tutte le volte che cammino per il mio paesino e ripercorro la strada per la mia ex scuola media mi sembra di ripercorrere anche un po' di quell'inferno.
Le medie sono gli anni della crescita e della confusione, ma io li chiamerei più che altro discesa perché da lì fino ai vent'anni non può che andarti peggio.
Ricordo che ho passato i primi due anni circa da bambinella rincoglionita con gli occhialoni e i capelli unti che tentava in tutti i modi di aggregarsi alla massa, con tentativi idioti di attirare l'attenzione sempre puntualmente malcagati.
Dopo varie cattive esperienze che mi hanno reso ancor più evidente il mio essere un cesso (cosa che fino a quel momento non avevo mai notato, temo) in terza non so che cazzo mi sia scattato, una valvola, una vite messa male ma ho iniziato ad essere il più possibile contro corrente.
In modo penoso chiaramente.
Eppure ho iniziato a tingermi prematuramente i capelli di colori sgargianti, ad indossare cinture borchiate e scarpe da skate (allora nel mio paesino sfigato di provincia considerate sacrilegio e massima espressione conosciuta della sciattonezza, nonostante costassero 70 euro al paio chiaro) a sbandierare penosamente ideali politici che non stavano né in cielo né in terra, rendendomi nemica tutti i destroidi di quel piccolo istituto.
È questo che mi fa un po' ridere; le medie sono un mondo in miniatura. Sembra che non ci sia altro oltre ai loro confini, tutti sanno tutto di tutti, è una patetica ricostruzione di un mondo reale con gente vera.
Poi ovviamente quando ho cominciato il mio primo anno di superiori e ho scoperto che alla gente di città gliene frega poco di come sei vestito o di cosa ascolti, è stata una rivelazione.
Scoprire che i Nirvana e i Ramones li conoscono tutti e che li ignoravano soltanto nella tua ex scuola, è una rivelazione.
In effetti sono due gruppi storici e c'è da sorprendersi per chi non li conosce.
Ah, non so se definirli bei tempi o tempi dimmerda, ovunque ti volti trovi la merda. Sicuramente ho imparato in tre anni di città il doppio di ciò che avrei imparato in cinque di un paesino.
L'unica cosa che mi fa ridere è che allora mi sentivo speciale ad ostentare idee e pensieri che sembrava non condividere nessuno, mi sentivo quasi unica, un'esemplare singolare di una ciambella nata giusta, col buco, o una mela senza verme, tanto per intenderci.
Ora, se ricaccio indietro la mia memoria, vedo soltanto una bambina grassa, mooolto più grassa di com'è adesso, e brutta, incapace di truccarsi ma soprattutto molto ingenua, molto illusa, molto stupida.
È così facile capire che se c'è una cosa giusta da fare in questa vita, è il riconoscere quanto tu sia uguale agli altri, osservare il tuo vero valore.
Per fortuna che la bambina è dimagrita e ha imparato a truccarsi, altrimenti si sarebbe tirata prese in giro eccessivamente insopportabili per il resto della sua simpatica adolescenza.  

lunedì 21 novembre 2011

Sinex


Il treno è un po' un riassunto scarno del modello di umano standard.
E' avendo a che fare ogni giorno con decine di persone diverse, decine di menti diverse e storie diverse che puoi farti una mezza idea su quanto siamo perlopiù detestabili.
L'altro giorno mi è capitato di dover stare seduta tra due vagoni, se non ricordo male eravamo una decina di persone belle compresse.
Io seduta sui gradini, io che sono quella stupida seduta sui gradini, accanto a me questa ragazza che non fa altro che gridare al telefono con una sua amica, grida su quanto quello lì sia uno sfigato atroce (cit.), grida sulla sua dieta, grida sul fatto che quella sera dovrà mangiare il sushi che viene da lei menzionato come pesce morto.
Inutile dire “perché di solito è vivo?”.
Lo penserebbe chiunque dotato di un quoziente intellettivo decente.
Eppure l'ho appena detto.
In ogni caso la mia mente non fa che formulare pensieri di disprezzo dovuti forse, ma dico forse, alle 10 ore di scuola che sono decisamente oltre il doppio delle ore di sonno effettuate la notte.
E la mia mente elabora forse involontariamente un unico pensiero che sembra quasi avere un senso logico.
Forse è banale, ma alle volte pare proprio che per la nostra sopravvivenza non serva pensare ma basti banalmente elaborare una serie di concetti che altro non sono che un riflesso distante, molto distante, di autentiche riflessioni.
Basta dire che il sushi è pesce morto e vedrai come sopravvivi alla grande.
Altro che crack, altro che LSD, altro che metanfetamina, la chiave della serenità è così fottutamente semplice, è proprio quella che vorrei provare.
Grida al suo telefono, al suo interlocutore esistente ma invisibile ai nostri occhi, una parlata scurrile quasi più della mia, anzi indubbiamente più della mia; parole sputate inconsapevolmente controvento che la rendono sgradevole ogni sillaba in più.
E la mia mente dice: patetico.
Non tanto lei, poveretta, l'ennesimo spreco di ossigeno e risorse alimentari ambulante, è veramente patetico che come lei ci sia un esercito di gente là fuori.
E la mia mente dice: dormire 3 ore.
Quante volte ti capita di urlare e di non poterlo fare?
Io passo momenti in cui questo mio desiderio brulica dalla voglia di esser realizzato e si rassegna alla realtà che non può essere compiuto.
Pensaci bene: se urli a casa tua i vicini o parenti o con chi convivi ti sentiranno, qualcuno vorrà sapere che hai non perché gli interessi davvero ma solo perché ha evidentemente voglia di farsi i cazzi tuoi, per non parlare della prospettiva di urlare in strada. L'ideale sarebbe un posto vuoto, campagna o che ne so, la cima di una montagna.
Ancor meglio le montagne russe, il top credo rimanga un concerto.
E ora me lo dici, dove cazzo lo trovo un concerto su un treno?

giovedì 10 novembre 2011

Empireo

Non c'è niente di meglio dell'essere persone sgradevoli.
No, non serve trattare male gli altri, né offendere qualcuno.
Tu sei veramente sgradevole dal momento in cui non lo appari per niente.
E' forse l'inganno stesso ciò che ti rende una brutta persona. 
Cammini per la città, incontri sul treno, professori, compagni di classe, semplici conoscenti.
Li guardi tutti e quasi ti vien da ridere.
Ipocondria, complesso di Edipo, complesso di inferiorità, repressione costante.
Frustrazione crescente.
Provi ad immaginare quanti spettri si celino in quelle testoline, quanti non emergeranno mai. A volte ci azzecchi pure, ma è difficile che due esseri umani si parlino senza anche soltanto un sottile strato di maschera, difficilmente puoi stabilirlo.
L'ipocrisia degli uomini si estende oltre l'universo, che non appare più così infinito.
E' solo che oggi pensavo di nuovo alla muraglia che c'è tra noi stessi e quello che appariamo, e pensavo anche al perché ci han dato l'onore di pensare se poi non è così vantaggioso.




Crescere in fretta. Herakut. 

domenica 6 novembre 2011

Almeno 188160 ore di coma involontario

Che dire.
È domenica nonché l'unico giorno in cui sono riuscita a recuperare ore arretrate e sofferte di sonno di tutta la settimana.
Il fatto che riesca ad addormentarmi in orari improbabilissimi e dopo sforzi vari mi fa quasi temere un ipotetico imminente ritorno di fiamma tra me e l'insonnia.
Vedi anche: tirarsi le mine persino nel letto.
La maggior parte delle persone quando sente il tuo lamentarsi delle ore di sonno sempre più in calo tende a banalizzare la cosa dicendo le seguenti parole: “una bella corsa e vedi come dormi”.
Se per dormire bastasse soltanto una corsa io non credo che i libri di psicologia o medicina o insomma quello che è tratterebbero pagine pagine sull'argomento.
Ma sorvoliamo anche questo, ecco.
Madri amici parenti dottori conoscenti sconosciuti ti consiglieranno sicuramente cure omeopatiche che tu da bravo coglione seguirai.
Sì dai, insomma, chi non le ha provate per un periodo della propria vita. Vai dall'Erbolario e ti rivolgi alla commessa carina con tracce di piercing passati attorno alle labbra, te la immagini mentre si diletta nello Yoga e conduce una vita da salutista doc, e le chiedi cosa si può fare per il sonno.
E sono sempre quelle.
Quelle due stronze.
Valeriana, melatonina. Melatonina, valeriana.
Te la consigliano addirittura in gocce dicendo che l'effetto è molto più forte. La verità è che sperano soltanto in un effetto placebo quasi naturale innescato in te, se al limite non si presenta, beh, tu alla cassa hai già pagato in contanti.
Lo stronzo di turno ti consiglierà il bicchiere di latte caldo.
“Ti fa venire un abbiocco...!”
Ma lo vedi solo tu, l'abbiocco.
Poi il genio di turno ti dirà: prova a leggere, aiuta un sacco a dormire.
E tu risponderai “Già lo faccio cazzo!” e allora lui penserà con tutto il suo cuore “E allora arrangiati non dormire disagiata abbiamo tutti i nostri problemi, se vuoi lamentarti fallo ma almeno fammi il favore di farlo ad una distanza di sicurezza da me, in modo tale che io non senta le tue lamentele e che non possa essere neanche vagamente infastidito da ciò, insomma!”
Praticamente con questo discorso non sto dicendo niente. Sì, praticamente sto classificando come sentirti dire le stesse tutte le volte che ti si presenta questa situazione poco piacevole a periodi alterni sia poco produttivo.
Ah, quasi dimenticavo, esiste anche l'amica che ti consiglia di far uso di cannabis poco prima di andare a dormire.
Come se tutti quanti avessero una canna nel portafoglio sempre a portata di mano, chiaro.
Credo che dovrei semplicemente rassegnarmi all'idea che ogni tanto la mia mente si rifiuta di premere sul tasto off e preferisce stare in standby tutto il giorno, in un costante stato di rincoglionitezza, svogliatezza e immensa irritabilità che rende ancor più “piacevole” la giornata.
Non lo so, sto cercando soluzioni concrete per addormentarmi in orari più umani e convenienti che non comprendano droghe leggere o il furto dei sonniferi della nonna (anche se dubito fortemente ne possieda), quest'estate ho passato due o tre settimane circa ad utilizzare il metodo-soldato.
Sveglia praticamente 48 ore e poi 12 ore di fila a dormire.
Era una meraviglia, la notte portava con sé un sacco di ispirazioni e tranquillità, non era neanche minimamente comparabile al giorno e a quel caldo feroce.
Ma è poco fattibile in tempi di scuola, purtroppo. Chiunque abbia sentito il mio metodo-soldato per dormire mi ha detto che non sono normale.
Non capisco ancora se “ma tu non sei normale” può essere considerato veramente un insulto, in tempi in cui tutti non vorrebbero essere normali.
Grazie Smiths, colonna sonora di una
domenica pomeriggio grigia.
Spesso quest'estate finivo col chiedermi chi avesse inventato che la notte fosse fatta apposta per dormire. Insomma, è vero che gli animali dormono la notte perché è lo stesso loro istinto a suggerirglielo, ma noi che ce la tiriamo tanto di essere evoluti e intelligenti (?) dovremmo anche chiederci l'origine di certe cose ogni tanto. Almeno credo.
Insomma, dormiamo in media 7-8 ore, diciamo 7 per chi è sempre di fretta. Moltiplichiamo 7 per 7, i giorni della settimana. 49 ore è più di due giorni. Viviamo nell'illusione di vivere veramente ignorando anche soltanto il fatto che dei 7 giorni alla settimana in realtà ne viviamo realmente 5. E sembra tutta una grandissima stronzata senza senso, ma la mia mente è più propensa alle stronzate senza senso che con. Potrei andare avanti a moltiplicare queste 49 ore di coma involontario per 4, le settimane in un mese. Poi potremmo ricavare le ore che passiamo a dormire in un anno. E poi le ore passiamo a dormire in una vita supponendo una vita di 80 anni, età più o meno media. Una grandissima stronzata, ma una stronzata impressionante.
O forse è impressionante che io sia impressionata da tutto questo tempo.