Se c'è una cosa scontata ed evidente ma estremamente irritante allo stesso tempo è la gente di provincia.
Esco molto di rado nel mio umile paesino, brutto e ignorante (come tutti i paesini del resto) ma quando mi capita vedo sempre aggiornamenti strani.
Tra la gente della mia età soprattutto, in cui io sono riconosciuta come gran sfigata, temo, le mode si diffondono sempre più lentamente rispetto alla città.
Ma prima o poi arrivano.
È impossibile per una persona con un microgrammo di cervello non preferire l'ambiente della città rispetto a quello del paesino ignorante leghistello di provincia; per il paesino nel mio caso il mio paesino ogni cosa strana è anomala.
Tu osservi quei decelebrati adolescenti e pensi: ecco come ragionavano nel medioevo.
Ricordo i tre anni delle medie come tre anni d'inferno, e tutte le volte che cammino per il mio paesino e ripercorro la strada per la mia ex scuola media mi sembra di ripercorrere anche un po' di quell'inferno.
Le medie sono gli anni della crescita e della confusione, ma io li chiamerei più che altro discesa perché da lì fino ai vent'anni non può che andarti peggio.
Ricordo che ho passato i primi due anni circa da bambinella rincoglionita con gli occhialoni e i capelli unti che tentava in tutti i modi di aggregarsi alla massa, con tentativi idioti di attirare l'attenzione sempre puntualmente malcagati.
Dopo varie cattive esperienze che mi hanno reso ancor più evidente il mio essere un cesso (cosa che fino a quel momento non avevo mai notato, temo) in terza non so che cazzo mi sia scattato, una valvola, una vite messa male ma ho iniziato ad essere il più possibile contro corrente.
In modo penoso chiaramente.
Eppure ho iniziato a tingermi prematuramente i capelli di colori sgargianti, ad indossare cinture borchiate e scarpe da skate (allora nel mio paesino sfigato di provincia considerate sacrilegio e massima espressione conosciuta della sciattonezza, nonostante costassero 70 euro al paio chiaro) a sbandierare penosamente ideali politici che non stavano né in cielo né in terra, rendendomi nemica tutti i destroidi di quel piccolo istituto.
È questo che mi fa un po' ridere; le medie sono un mondo in miniatura. Sembra che non ci sia altro oltre ai loro confini, tutti sanno tutto di tutti, è una patetica ricostruzione di un mondo reale con gente vera.
Poi ovviamente quando ho cominciato il mio primo anno di superiori e ho scoperto che alla gente di città gliene frega poco di come sei vestito o di cosa ascolti, è stata una rivelazione.
Scoprire che i Nirvana e i Ramones li conoscono tutti e che li ignoravano soltanto nella tua ex scuola, è una rivelazione.
In effetti sono due gruppi storici e c'è da sorprendersi per chi non li conosce.
Ah, non so se definirli bei tempi o tempi dimmerda, ovunque ti volti trovi la merda. Sicuramente ho imparato in tre anni di città il doppio di ciò che avrei imparato in cinque di un paesino.
L'unica cosa che mi fa ridere è che allora mi sentivo speciale ad ostentare idee e pensieri che sembrava non condividere nessuno, mi sentivo quasi unica, un'esemplare singolare di una ciambella nata giusta, col buco, o una mela senza verme, tanto per intenderci.
Ora, se ricaccio indietro la mia memoria, vedo soltanto una bambina grassa, mooolto più grassa di com'è adesso, e brutta, incapace di truccarsi ma soprattutto molto ingenua, molto illusa, molto stupida.
È così facile capire che se c'è una cosa giusta da fare in questa vita, è il riconoscere quanto tu sia uguale agli altri, osservare il tuo vero valore.
Per fortuna che la bambina è dimagrita e ha imparato a truccarsi, altrimenti si sarebbe tirata prese in giro eccessivamente insopportabili per il resto della sua simpatica adolescenza.

