lunedì 2 gennaio 2012

Punti di vista che appaiono per un singolo individuo una realtà universale

I libri di filosofia non dicono mai che Nietzsche è impazzito di sifilide.
O che Platone andava con i suoi allievi, con dei ragazzini.
O non troverai sui libri di letteratura che D'Annunzio amava farsi cagare in faccia, trovava una gioia perversa nell'osservare l'ano dilatarsi.
Io non sto dicendo cose oscene, sto parlando di cultura.
La verità è che alla cultura dobbiamo dare un tono solenne e spocchioso, come se non fosse da tutti saperla lunga.
In realtà è così, per avere la cultura è necessario studiare. Leggere, sapere, tutto ciò che richiede impegno e una mente indubbiamente attiva e scattante sull'attenti.
Ma se ci pensi bene, studiare è da tutti. Chiunque, anche il più stupido, se si applica, è in grado di imparare e apprendere e di ripetere a memoria come una macchinetta concetti importantissimi per l'intera umanità.
Ecco che cosa penso spesso e volentieri quando osservo distrattamente compagne o compagni di classe estremamente secchioni, così dicono, tanto da meritarsi una pagella oro invidiabile per chiunque. C'è addirittura chi snobba me considerandomi a priori estremamente stupida perché non vado bene a scuola.
Forse dovremmo rimescolare questo concetto e trasformarlo in: perché in realtà non studio perché non ne ho voglia, o non studio quello che non piace a me.
Pensaci bene, in fondo la cultura è mainstream e quindi alla portata di tutti, tutti possono studiare e imparare a memoria.
Ma la capacità di riflettere e di studiare per il solo piacere di farlo, per il solo piacere di imparare cose nuove e quindi trarne profitto unicamente per sé stessi, è una cosa andata un po' persa.
Non mento se ti dico che se tu mi dessi le stesse identiche cose da studiare e non da studiare per un voto e per la sopravvivenza ma da studiare per me stessa, io lo farei.
In realtà me ne sono resa conto con un cambio di docente di italiano. Tutti i libri che la precedente professoressa ci imponeva (perché questo è il termine esatto) di leggere ora li leggerei più che volentieri, solo per me perché sono io che decido di farlo e io che ho voglia di leggerli.
La dove si va a parare su libertà e su imposizione, la mia mente è contraria ad assecondare la cosa.
È così che il senso di superiorità di chi si considera saccente perché sa fare tre calcoli o perché sa tutta la tavola di Mendlev a memoria non mi tange particolarmente, anche perché sono convinta che c'è un bell'abisso tra intelligenza e conoscenza.
Non sempre le cose sono legate.
Posso sentirmi stupida per molti motivi, mi sento stupida per molti motivi, ma non potrò sentirmi stupida perché non vado bene in matematica o perché non ho studiato per filosofia quella volta.
Conosco molte persone intelligenti che vanno anche bene a scuola, ma non credo minimamente che le cose siano une le conseguenze delle altre, così come conosco geni che sono stati bocciati.
Così come conosco molte persone dedite allo studio che di loro spontanea volontà non aprirebbero mai un libro e non penserebbero mai di approfondire qualche argomento trattato a scuola, perché oltre allo “studio perché devo” non c'è il minimo interesse.
In realtà io so di essere ignorante (so di non sapere; se proprio vogliamo fare i Socrate della situazione), tuttavia leggo perché mi piace, e ho una vasta lista di libri che voglio leggere, e sono fermamente convinta che se qualcuno mi dicesse di leggere uno dei libri che ho in mente per la scuola io lo eviterei di proposito. Sono due concetti così distanti e diversi, che mi chiedo da cosa nasca la presunzione di essere superiori agli altri solo per la semplice conoscenza.
Riflettere ed avere delle proprie opinioni riguardo ad un determinato argomento, che può essere la vita la morte come la cacca e come tutto quello che vuoi, piuttosto, è molto importante. Non farà per forza di te una persona geniale, chiaro, ma in un mondo dove l'unica cosa che non ci hanno ancora proibito è il solo pensare (perché non sono ancora riusciti a farlo), perché non approfittarne?

2 commenti:

  1. Purtroppo però, almeno qua in Italia, la gente del mondo del lavoro si interessa principalmente al numero che vede sulla carta, al voto.
    Al voto di una scuola dove noi studenti non abbiamo parola, sull'organizzazione, dove anche se si alza la voce lo si fa sapendo a priori, in un angolo remoto delle nostre coscienze, che nessuno dei potenti ti vorrà sentire. Farà di tutto per schiacciarti e farti sentire impotente dinnanzi a denaro e puttane nei festini alla cocaina.
    Purtroppo finchè andrà avanti così non si potrà fare altro, poi chissenefrega se talvolta quel numero non centra niente con la persona in questione che magari è una totale incompetente: LORO lo continueranno a guardare, passando la palla della responsabilità agli insegnanti, ai genitori, a chi a timbrato per ultimo la pagella del furbo o del raccomandato di turno.
    L'Italia è nella merda dal profondo di ogni cosa che la riguarda, ci vuole ignoranti, ci vuole stupidi.
    Tu continua a studiare per il piacere della scoperta, studia per la scuola e studia per passione, vedrai che li fotteremo tutti... prima o poi.
    FishConAmore.

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  2. Dovrei trovare quella voglia nascosta di studiare per me e non per l'imposizione di qualcuno, nella speranza che certi sforzi prima o poi portino a qualcosa. Però, non so, a volta è veramente così demotivante.

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