domenica 30 ottobre 2011

Brodo primordiale

Hai una pianta in casa?
Sì? Magari una pianta in salotto, o in cucina, un cactus, un piccolo concentrato di verde che ti fornisce ossigeno e ti scalda il cuore con la sua costante immobilità?
Benissimo. Tu sei suo cugino.
Ebbene sì, incredibile quante cose diamo per scontato.
Ma partiamo dal principio. La teoria più quotata sulla nascita della vita sulla Terra e provata in vari modi dice che circa un miliardo e mezzo di anni fa da vari composti chimici in un brodo primordiale sia nata una prima cellula vivente, formata da vari zuccheri semplici e proteine anch'essi formati a loro volta in questo brodo primordiale.
Insomma da questa prima cellulina stronza si sono evolute tutte le forme viventi che popolano la terra.
Anche se alla lontana, tu sei parente del cactus in cucina.
Beh, devi sapere che in un'ora una cellula diventa miliardi di cellule. Ovviamente la prima cellula sarà stata ben diversa da come sono adesso, inanzitutto era procariote (quindi come i batteri), le nostre sono eucarioti. Ci sono differenze sostanziali ma di poca rilevanza per noi. Devi sapere che per le prime cellule che hanno popolato la Terra l'ossigeno era un calcio nei coglioni, come arrivava BUM morto.
Questo fino a quando un batterio (particolarmente furbo?) inglobò una formazione organica che vagava allegramente nel brodo. Il suo nome era mitocondrio, da lì l'ossigeno diventò il suo carissimo migliore amico e da cosa nasce cosa ecco che diventano da procarioti ad eucarioti ed ecco le prime creaturine viventi, funghi e alghe pluricellulari.
Le alghe rompicoglioni sulla spiaggia che la intasano e la sporcano?
Prime forme di vita, respect.
Siamo nati dal nulla, anzi forse in realtà non è così. Materia inorganica è più corretto. Il vero miracolo è stato quello.
Il resto è quasi scontato.
E' più affascinante questa versione o quella dell'uomo che fa apparire le cose?
Pensaci, fermati a pensarci un po'.
La religione è l'invenzione di un discendente di quella cellula.
Paradossalmente si può dire che l'uomo ha creato dio.
Che quella cellula ha creato dio.
Anzi, la cellulina stronza ha creato dio alla lontana.
Deriva da composti organici che derivano da composti inorganici.
Acidi, sali che derivano da reazioni semplicissime tra ioni ed elementi che erano presenti in quel punto dell'universo.
In quel momento si può dire che sia stato il caso, ma non esiste il caso. È un concetto creato dall'uomo per parlare delle cose che succedono.
Insomma, dio deriva da reazioni semplicissime tra ioni ed elementi.
Pensaci, fermati a pensare.
Hai ancora voglia di andare in chiesa, la domenica mattina?



(Ragionamento-pensata-stronzateacatena di Alessio Bilotta riadattate da me)

sabato 29 ottobre 2011

2+2=5

5 e mezzo in un tema è pura demotivazione.
No, non è che mi sia mai creduta una grande scrittrice seria, ma perlomeno una che sa scrivere nei limiti dell'accettabile.
Suvvia, mi stai dicendo che invece di drogarmi e battere in giro a random come tutte le ragazze della mia età io spreco ogni giorno almeno un'ora a leggere?!
Cioè, roba da matti.
Per non parlare della scrittura. Mi stai dicendo che veramente io spreco ore in un arco di tempo notturno decisamente poco consigliabile in preda ad ispirazioni mancate?
Quando potrei chiedere dell'MDMA ad amici di amici di amici di amici degradati?
No no, roba da matti proprio.
Devo essere pazza.
“Non si capisce ciò che scrivi”.
Mi stai dicendo che veramente spreco kilobyte del mio computer infettato e sull'orlo del collasso in file di Open Office (che devo tra l'altro aggiornare da secoli) per non essere capita?
Osservo la mia compagna di classe avvicinarsi a me e cinguettare con voce solare il suo 7.
Ma se non sa neanche coniugare un congiuntivo, quella cogliona.
No vabbèh, con tutto il rispetto.
Per i coglioni.
I suoi occhietti, piccoli e neri, vacui come la sua testa, neri come nel nero del catrame, neri come il nero dei blackout, quando salta la corrente, neri come il mio umore in quel preciso istante.
Piccoli occhietti neri, occhiettini da topina.
Anzi, da ratto.
Intonacati in una perenne espressione di stupidità, talvolta crescente, talvolta celata.
Come essere brutte persone. Chiedere a Martina. Lesson number one.
Vedi anche: come essere tutti quanti.
Non ho ancora stabilito se questo dovrebbe motivarmi a sottomettermi ad inutili regole di lessico, ad abbandonare ogni licenza poetica stabilita da me stessa e mai concessa, ad abbandonare il mio sarcasmo sempre in agguato, la mia spontaneità cruda  nel commentare tutto ciò che mi circonda.
Che mi piace tanto.
Quello che invece alla mia professoressa dell'anno scorso probabilmente non piaceva, ma stava comunque bene.
Vedi anche: essere sé stessi, far in modo che sia tu a scrivere, e non quella sottospecie di guscio in cui sei rinchiusa.
Un po' come una lumaca che abbandona la sua casetta.
Oggi mi sono detta: non scriverò mai più in vita mia se non richiesto perché evidentemente non sono capace. O meno capace di quel che credessi.
Sei ore dopo sono davanti al computer, accompagnata da una lenta melodia alternative rock di anni passati e morti, da persone morte, e se non morte in procinto di suicidarsi con una dose extra di psicofarmaci.
Eppure, la tentazione di non sottomettersi a quelle inutili frasi fatte e a luoghi comuni, la tentazione di non cedere alla resa totale, a non smettere di sillabare le tue grida di rabbia, stupore, paura, e diciamocelo, anche un po' di angoscia.
Forse mi hanno portata qui. A leggere Fahrenheit 451 sul treno, accanto a una signora di colore e al suo bambinetto gracchiante, a mettere per iscritto i miei pensieri. Così mediocri, così inutili, ma così pregni di voglia repressa di liberarsi ogni giorno, in mezzo a miriadi di teste di cazzo.
Forse sarà così, il mio prossimo tema.
Ciao a tutti.
Teste di cazzo.
Io scrivo perché non ho niente di meglio da fare.

mercoledì 26 ottobre 2011

S(t)oma(ch) Ache

Un unico evento può scatenare miriadi di reazioni diverse.
 Una persona quando muore diventa automaticamente un eroe, un angelo. Si dimentica quant'era stronza in vita, quanto ci stavano sul cazzo determinati suoi atteggiamenti, di quanto quella vocetta stridula e acuta ti infilzasse i timpani ogni qual volta questa povera salma aprisse bocca.
Giusto qualche giorno fa è giunta una new entry nella top list dei cadaveri da esaltare.
Nuova carne morta fresca fresca per nuovi gossip e finti moralismi. In fondo non ha senso parlare dell'ipocrisia, perché pure l'ipocrisia sta diventando ipocrita.
Andare contro corrente, contro il pensiero comune, è il nuovo conformismo.
Il bello è che c'è chi è visibilmente dispiaciuto e addolorato alla notizia della prematura scomparsa di questa persona innocente, chi visibilmente eccessivamente dispiaciuto, chi visibilmente mastodonticamente dispiaciuto, chi va contro chi è visibilmente dispiaciuto, chi va contro chi è visibilmente eccessivamente dispiaciuto, chi va contro chi è visibilmente mastodonticamente dispiaciuto, chi va contro tutte e tre le categorie, chi va contro chi parla del morto, chi va contro chi va contro chi parla del morto, chi va contro col solo pensiero a chi va contro chi va contro chi parla del morto, chi va contro chi non è indifferente, chi va contro chi è indifferente.
Tante belle reazioni. E si può studiare per bene quanto sia stupida questa gente.
Vorrei fare un sondaggio per scoprire chi seguisse veramente le gare della nuova star morta, vorrei anche scoprire in quanti di loro l'hanno criticato. Quanti di loro si sono dimenticati di averlo criticato da vivo.
E' certo che la maggior parte dei cuori appesantiti di cui stiamo parlando non lo conoscessero, o ne conoscessero soltanto il nome. O magari vagamente la fama, senza seguirne concretamente la vita.
Ora, questo è il punto su cui io sono un po' più perplessa. A volte sembra che solo perché conosci una persona di fama, o di vista, o ci hai scambiato due parole (ovviamente non sto parlando del corridore bensì di qualunque persona in generale) tu instauri in qualche modo un legame invisibile involontario con essa. Insomma, se questa persona di cui non sei assolutamente amico e che non caghi mai e di cui non ti importa assolutamente nulla muore, deve per forza dispiacerti. La morte è così terribile e fa tanta paura che sembra che proviamo empatia solo per essa, non accorgendoci di quanto peggio ci possa essere intorno. E ora, mi chiedo, quant'è vera questa empatia?  

(Aggiornare il blog con pensieri allegri. Ma piove, fa freddo, ho sonno, e non so cosa fare.)

giovedì 20 ottobre 2011

Trivial

 Hai presente quando una mosca ignorante rimane incastrata in una lampada?
Sei appena uscito dalla doccia, avvolto dal soffice accappatoio arancio, la vista appannata appena dal vapore che ondeggia nel suo incessante stato di dinamismo mutaforme.
E senti quel tremendo zzz emesso dalle flebili alucce, alzi il capo verso quell'immenso orizzonte luminoso attaccato al soffitto e la osservi scagliarsi energicamente verso il vetro opaco della lampada. Ogni tentativo di fuga è una botta in più, e ogni botta in più è un passo in avanti verso il bruciare.
Probabilmente quell'insetto idiota ha scambiato quella fonte di energia e calore per qualcosa di estremamente benevolo per fare un gesto così avventato, o forse è semplicemente banalmente un insetto idiota che ci è finito lì per caso.
Fatto sta che trascinata nell'illusione che la lampadina fosse veramente così bella come appariva, quella mosca cretina si è procurata la morte. Vedi anche: cremazione spontanea.
E quella volta in cui pure la lampadina si fulminerà e sarai costretto a prendere la scala di ferro dal ripostiglio per salire a cambiarla ritroverai tra il vetro della lampada appesa al soffitto un cimitero di insetti stupidi. Abbrustoliti. Orripilanti. Idioti.
Non pensi mai a che fine tremenda dev'essere volare verso la luce e scoprire che in realtà è la tua fine.
Beh io sì quando esco dalla doccia e vedo una mosca ignorante incastrata in una lampada lo faccio.

Quando sei in uno stato di alterazione il sabato sera c'è sempre il coglione che ti chiede che cosa ne pensi di questa società consumistica, tanto perché il coglione sa che darai una risposta intensa che si trasformerà in un monologo a senso unico che si trasformerà in parole disperse nell'aria gelida di una ragazza mediocre ubriaca il sabato sera.
Che cosa patetica.

Desidero sempre un sacco di cose, un sacco di cose superflue perché sono l'ennesima vittima di vizi frivoli. Poi ti ritrovi a cinque giorni dal tuo compleanno e ti rendi conto che tutto quello che desideri non si può comprare.  

martedì 11 ottobre 2011

Broncodek

Matite HB dall'aspetto di matite colorate.
Pile di succhettini d'arancia svuotati.
Il raffreddore è una delle malattie più snervanti che esistano, questo lo dici solo quando non hai il cancro o l'aids, ma è comunque certo che la posizione intermedia tra malato e sano è qualcosa di veramente fastidioso.
Per non parlare della voce da trans, della tosse, e delle donazioni di catarro che se esistessero ti porterebbero ricchezza e stabilità.
Il niente è un circolo vizioso.
Non è che io mi creda intelligente, per dio, è solo che quando intraprendi una conversazione con una persona che credi tu intelligente senti inevitabilmente la sensazione che quell'aura ti venga un po' trasmessa, oppure finisci col pensare a quanto tu sia patetico, oppure finisci col pensare o il non pensare che non te ne frega un cazzo.
E' anche bello ricercare la compagnia di un'idiota, a volte, ti scalda il cuore l'idea che in fondo non sei ridotto così male.
Le persone che si sfogano su un blog sono penose. Le persone che cadono nell'autocommiserazione ancora di più.
Io non voglio capire, la maggior parte delle persone che mi circondano non vogliono capire, perché è più comodo così.
Che l'abbiano detto anche i Paramore è critico, ma è proprio vero che l'ignoranza è la tua migliore amica. Quando sei ignorante non hai la facoltà di fare scelte nella tua vita, perché una scelta è anche sinonimo di filosofia. Quando noi non conosciamo una prospettiva migliore, o peggiore, non coltiviamo sogni o ambizioni, non conosciamo il significato di speranza, non conosciamo niente che ci possa liberare, allora non facciamo proprio niente. Non facciamo vere e proprie scelte. 
E' questo il punto, il niente è un circolo vizioso.
Ed è fantastico.
Niente e vuoto non sono la stessa cosa, perché il numero di persone spettri niente che ci circonda è altissimo e in fermento, eppure la loro vita la vivono piena.
Tra i bisogni primari dell'uomo ormai ci abbiamo aggiunto anche guardare la televisione, stare su facebook, ubriacarsi, scopare. Nel 21esimo secolo, nella civiltà europea, dove abbiamo i soldi per permettercelo, anche le comodità sono diventate primarie, una dipendenza quasi indissolubile.
Una persona che insegue tutti questi bisogni e che cerca una vita semplice senza troppe pretese non ha una vita vuota, anzi, ha una vita piena vissuta fino in fondo.
Una persona che trova quasi necessario complicarsi l'esistenza cercando di ricadere in pensieri mediocri e ossessivi, invece, è un perfetto idiota. E credimi quando dico idiota, perché lo dico pensandolo sul serio.
E ne conosco tanti.
Non c'è nulla di comodo nel pensiero che presto si trasformerà paranoia, nulla di comodo nel chiedersi il perché di ogni cosa.
Ti piace il masochismo? Sei accontentato. Ti piace il benessere? Fai l'ignorante.  

venerdì 7 ottobre 2011

Infilarti le penne nel culo non fa di te una gallina

Il brutto di avere una compagnia fissa, degli amici fissi, delle persone con cui parli abbastanza fisse è che si tende inevitabilmente ad assegnarti un ruolo.
Se tu per quella compagnia corrispondi ad una breve intensa descrizione di un paio di aggettivi, quando dirai o farai qualcosa che nessuno attribuisce al tuo ruolo assegnato ti sentirai dire (ripeto, inevitabilmente) “Ma questo da te non me l'aspettavo!” Come se avessi fatto la più grande rivoluzione interiore al mondo.
Il che vuol dire che la monotonia e il tuo essere principalmente monotona ti peserà più del solito, che ti renderai conto di essere data abbastanza per scontata, di essere abbastanza prevedibile.
Ci sono lati negativi e lati positivi, quelli positivi consistono essenzialmente nel fatto che se ai tuoi amici piaci per il ruolo che ti è stato assegnato va bene così, quelli negativi sono piuttosto ovvi e banalotti e consistono nel fatto che a nessuno piace essere dato per scontato.
Sì forse è una mia infantile credenza legata al periodo adolescenziale delle crisi ormonali, ma sinceramente non riesco ad immaginare qualcuno a cui piaccia essere prevedibile e forse, diciamocelo, un po' patetico.
Io credo ancora che in fondo vorremmo crogiolarci nell'illusione di essere anche solo un pochino speciali, e non una semplice cellula di un macro organismo.
Nel mio caso sì, la consapevolezza di non essere speciale è pateticamente opprimente.
Non capisco se questa sia presunzione, individualismo, rassegnazione o paranoia. Ma, in fondo, ci sarà qualche altro stronzo che la pensa come me.
Non mi interessa sapere chi.
 Francamente non mi interessa neanche sapere se esistono gli individui speciali o se sono una nostra invenzione, come la religione, più o meno. 

La banalità è il nuovo benessere, non pensare mai a nulla che risulti anche vagamente laborioso da pensare la nuova chiave per il raggiungimento del nirvana. Cit. me poco ispirata. 

mercoledì 5 ottobre 2011

La vittoria degli sfigati

Pensando a lungo e contemplando la profondità dell'animo umano sono giunta alla conclusione che la maggior parte di coloro che noi identifichiamo come vincenti, fighi o semplicemente persone da stimare (senza alcun apparente motivo) non esistono.
Ebbene sì, gli umani con gli anni anzi oserei dire da sempre hanno affinato la splendida capacità di raccontare stronzate e farle pure credere agli idioti.
Visto il gran numero di idioti esistenti su questo pianeta deciso a non calare, anzi perseverante nel suo immancabile contagio, si può dire che è stato un successone.
Ma veniamo al punto, mi capita sempre quasi sempre spesso a volte di avere accheffare con gente molto figa e di pensare a quanto figa non sia.
Mi capita anche di incontrare gente che va bene in tutto che è brava in tutto che sa fare ogni cosa ebbene sono giunta alla filosofica conclusione che questa immensa perfezione si può tradurre in stronzate, appunto come accennato qualche riga sopra, ecco.
Nella maggior parte dei casi questi soggetti se li stai ad osservare\psicanalizzare un po' ti accorgi che sono ossessionati dall'apparire perfetti, e non dall'esserlo. Insomma un abisso di differenza.
Questi soggetti non affermeranno mai e ripeto mai che quella è una giornata sfigata, che con l'italiano o con la matematica non vanno bene, che hanno pestato una merda liquida che ha arrecato gran dispiacere ai loro fragili animi.
La morte piuttosto.
L'importante è che nessuno intuisca che sono sfigati come tutti, o che non vanno bene in quella cosa, l'importante è apparire stracolmi di autostima per trasmettere una sicurezza che sui soggetti come me si traduce in inevitabile perplessità.
I tipici soggetti che ci fan pensare silenziosamente (e non) “cazzotelatiricheseistrasfigatoquantome” nella maggior parte dei casi sono ossessionati dall'idea che tu lo possa pensare e amano, ripeto amano sbatterti in faccia la loro superiorità.
Superiorità che appunto non esiste. E mentre tu li lasci pensare di essere dei messia fatti ad umanoide, mentre tu accogli questa loro esaltazione (non contribuendo ad essa, sia chiaro) pensi “cazzotelatiricheseistrasfigatoquantome” e, mentre si continua con questo scambio di maschere e sorrisi, tu sai di aver vinto. Mentre tu appari lo sfigato che sei senza finzione, oh sì, sai di aver vinto.

Non è più come una volta

Ti ritrovi a settembre, essendo tu umile essere umano adolescente hai l'onere di recarti in un agglomerato di istruzione indefinito chiamato scuola. E' che settembre è un po' come l'inizio di qualcosa di nuovo.
Si parte sempre all'inizio di un anno scolastico dicendo “quest'anno studio e vado bene”, si parte sempre all'inizio di un anno nuovo con tanti improbabili buoni propositi.
Insomma, l'inizio di qualcosa è spesso associato ad un sinonimo di cambiamento, di aspettative in meglio.
Ma io sinceramente non ci credo molto a questo genere di cose.
Sì, anche io come mediocre creatura partorita dall'utero umano mi dico “quest'anno studio, quest'anno dormo di notte e non di giorno”, ma so benissimo che quando mi fisso su qualcosa che sia minimamente impegnativa la mia nobile mente preferisce lasciar perdere.
Da piccola ero sempre emozionata per l'inizio di un nuovo anno, fino alla terza media ricordo che la settimana prima della scuola andavo con la mamma a prendere i quaderni, le matite, le biro e tutto ciò di necessario e non per una buona resa scolastica. Era così bello, quei quaderni bianchi e senza pieghe, ordinati, quelle biro con ancora il loro carissimo tappo, quelle matite non rosicchiate, quelle gomme perfettamente bianche a momenti scintillavano al sole, quel diario così lindo e pulito. Insomma, mi motivava e per un po' tentavo di essere una persona precisa e ordinata. Poi a dire la verità arrivavo a mezzo anno ad osservare le mie compagne con ancora il materiale perfetto mentre della mia gomma non era che rimasto uno spicchio più piccolo di un seme d'arancia.
Oggi ho comprato dei quaderni consapevole che ne userò molto probabilmente 3 in tutto l'anno per la stessa materia, delle matite dello spessore che piace a me per disegnare i miei manga, 3 album da disegno che porterò una volta si una no a scuola per questioni di comodità trenistica (temo mi ritroverò anche quest'anno a fare la stronza scroccona). Ecco tutto il mio “materiale”. Non è più come una volta, non mi invoglia ad andare a scuola, a studiare, non è più come una volta, quell'entusiasmo infantile che è destinato a scemare nell'età delle crisi ormonali, dove quasi tutte le azioni quotidiane corrispondono all'affermazione “che coioni”.

Non lo so, l'ho scritta al terzo giorno di scuola, boh

martedì 4 ottobre 2011

Osservazione indiretta di soggetti insignificanti sul treno

Parliamo di qualcosa di interessante. Parliamo degli incontri standard sui treni trenitalia.
La mia esperienza in due anni e qualcosa di treni trenucci trenetti è bastata per riuscire a farmi capire un quadro generale dei tipi d'incontri che puoi fare su un comodo, pulito, adorabile treno.
Facendo la psicanalizzatrice del cazzo, quindi, sono riuscita ad elaborare diverse categorie di persone e ora le scriverò, già perché è mezzanotte e mezza e non so cosa fare, ecco perché.
Prima di tutto, conosciutissima, odiatela o adoratela è lei.. la signora di colore dalle treccine e il trucco molto cool che grida al telefono, comunemente accompagnata da trolley ingombrante & pendenti a cerchio alle orecchie.
Questa signora può passarti accanto ed urtarti col fondoschiena nei casi migliori, oppure può sedersi vicino a te o nella tua zona e impedirti di leggere o, nel caso della musica,obbligarti ad alzare parecchio. Insomma, è più forte di te, lei grida lì accanto e il tuo inconscio ti spinge a provare a sentire quello che dice, nonostante tu sai già in partenza che non conosci quella lingua oppure che si tratta di un inglese talmente storpiato dall'accento molto forte che neanche un inglese stesso capirebbe.
Tuttavia non fa del male a nessuno, poveretta, prende il treno come me come Tizio come Caio, è soltanto assai facile riscontrarla su questo fantastico trasporto pubblico adorato da tutti coloro che sono costretti a prenderlo ogni mattina.
Un'altra categoria di persone assai comune è senza alcun dubbio il gruppo di tamarri, che possono variare da tamarri Afro a tamarri Hardcore-Techno casinisti e insopportabili. Sì, loro sì che sono nocivi per la tua salute mentale, non sai quanto. Questi stronzetti se ne stanno lì ad un posto dietro al tuo e gridano come se tra di loro si trovassero a 20 metri di distanza, frasi costituite da bestemmie e intercalari.
Poi c'è il gruppetto dei primini, piccoli teneri dolci primini, con ancora gli occhi illuminati da quella luce di speranza, di aspettativa, che tu hai perso negli anni. Tenerezza un cazzo, gridano ancora di più dei tamarri e spesso le loro grida sono accompagnate da corse sul treno e da scherzoni divertentissimi che si fanno a vicenda.
Oh, adorabili.
Poi ovviamente trovi il vecchio disorientato. Lui e la sua panciona da babbo natale. Il vecchio disorientato ti chiederà venti volte se il treno è per bergamo, poi passerà alle domande personali le cui risposte non gli devono interessare, del tipo dove scendi, dove vai a scuola, cosa fai nella vita, ti piacciono gli uomini maturi? (no quella no ma è quasi sempre sottintesa)
E dopo il vecchio passiamo nuovamente ai giovani, ci sono le fighette che al loro passaggio non possono fare a meno di squadrarti dall'alto in basso, e dalle orecchie ne vien fuori “guarda te questa sfigata qui! Ma come si concia? Quant'è brutta? Quant'è pagliaccia? Quanto sono figa? Quanto me la meno?” ma quello è un classico e le trovi ovunque, ovunque significa anche sui treni.
E poi ci sono quelli che adoro. Gli studenti universitari. Anche se ti capitasse di sederti vicino ad un gruppetto di allegri studenti, puoi stare quasi sempre tranquilla. Sono circondati da un aura misteriosa di maturità, probabilmente dovuta al fatto che loro sono troppo in pensiero per il prossimo esame per fare i cazzoni, oppure dovuta al fatto che sono entusiasti almeno quanto te di stare lì. Insomma, gli studenti universitari sono innocui e per niente rompicoglioni.
Penultima ma non meno importante, la suora. La suora la vedi ogni tanto, circondata da gente di fasce d'età discutibili (tipo la mia) che sussurra (e non) bestemmie o che la guardano male. La suora è innocua, soltanto una povera donna frustrata che ha fatto scelte particolari, le scelte non si discutono eccetera eccetera ma comunque lei oltre a chiederti se è per bergamo non ti romperà mai le palle. Se ne starà tutto il tempo a pregare silenziosa, sperando che lo spirito santo la ingravidi, ma sicuramente non romperà le palle.
E ora arriviamo all'ultima categoria. L'insistente rompicoglioni. Comunemente noto come maniaco farà di tutto e dico di tutto per sapere di te, dove abiti chi sei se sei fidanzata, tanto dal cercarti su facebook col cellullare al momento quasi sgamando il nome falso fornito. E tu dovrai essere prontamente brava ad ignorarlo, ammirando il suo monociglio d'età pre adolescenziale senza trattenere in alcun modo un espressione disgustata che il soggetto in questione purtroppo non intuirà mai.  

Idiozie e zoo dalle gabbie confortevoli

Quando dico qualcosa di intelligente, o tento di farlo, o magari una cosa apparentemente intelligente, intelligente dal mio punto di vista (insomma, quello) in compagnia mi sento immancabilmente idiota.
Ma non idiota idiota, idiota tipo da essere umiliati dalla propria esistenza, idiotissima.
Questa reazione assurda mi chiedo ancora a cosa sia dovuta.
Che siano gli altri ad essere stupidi? O forse sono stupida io e non mi sono ancora rassegnata del tutto all'idea di esserlo, che ne so.
So solo che ad una cosa mi sono rassegnata. Per quanto tutti ti vorranno bene (si beh boh, non apriamo un ulteriore parentesi sul voler bene visto che sono apertamente misantropa) non potrai mai essere te stessa veramente in loro compagnia, così come loro non saranno mai loro stessi in tua compagnia, in compagnia di chiunque. Non so se dipende da un fattore vergogna o se invece dipende dal fatto che ci siamo tutti abituati all'ipocrisia, che l'ipocrisia è parte di noi, è un gene immutabile da generazione a generazione che non svanirà mai.
E' come se fosse scontato, non puoi essere te stesso veramente, non puoi pretendere libertà vera e propria, non puoi pretendere di poter dire quello che ti pare e fare quello che ti pare.
Ed è così che si arriva all'argomento libertà, quella che nessuno possiede (nessuno, davvero, nonostante le apparenze) e che nessuno possederà mai. Un utopia, e con libertà non si intende anarchia, si intende essere veramente libero di manifestare tutto quello che vorresti manifestare veramente. Chi più chi meno ma nessuno la possiede.
E poi esistono le persone simili agli animali negli zoo. Begli zoo. Con recinti appositamente costruiti per creare l'ambiente che più aggrada loro. Non manca niente negli zoo, proprio niente. Le persone animali da zoo non si sono ancora rese conto che c'è una fottuta recinzione, e che tutto quel comfort non è altro che una ricostruzione perfetta di quella che si potrebbe chiamare vita. Ma non è la vera vita. Chi ha sperimentato la vera vita non ne ho idea, ma ho idea che questa cosa non muterà presto, forse mai. Ho paura che non potrò mai uscire dal mio recinto confortevole di lusso, dove non mi manca nulla, dove c'è tutto quello che serve per essere felici.

Se c'è una cosa che odio è osservare le persone fare patetici tentativi di dire cose intelligenti riguardo ad un argomento serio con frasi ultrasentite. -Destra o sinistra in Italia è tutto una merda! -La chiesa è corrotta e ipocrita! -Le pellicce fatevele con i peli del culo! -I gay sono stra teneri!
Ma stare zitti piuttosto no? Il silenzio è un dono prezioso che l'umanità ha perso da sempre, anzi che non ha mai acquisito.