mercoledì 28 dicembre 2011

Stronzaggine anti-age

Ok. Anche quest'anno il Natale è passato. Le prime cose che mi vengono da dire è che sì, probabilmente sono ingrassata. E che sì, prevedibilmente odio il Natale ma quest'anno l'ho odiato di meno.
Sarà che del Natale sia io che la mia famiglia (credo che sia per questo che nessuno fa un accenno di decorazione da anni, no?) abbiamo sempre odiato il renderlo così pateticamente l'ennesima trovata pubblicitaria per vendere e vendere e vendere, e rifilarci qualsiasi cosa sia spendere spendere spendere.
Ma in tempi di crisi è chiaro come il sole che questo non è più possibile, che quest'anno il cappone sarà più piccolo (non per me, ha ha).
Ecco, questo era il tentativo scrauso di una partenza esilarante per un post pieno di perle di saggezza ma no decisamente no, ok.
In realtà l'argomento che ho appena iniziato non lo riprenderò più quindi ciaociao crisi, piuttosto mi è successo qualcosa di anomalo la sera della vigilia di Natale.
Introduco la cosa accennando al fatto che se c'è una cosa che involontariamente i genitori sono sempre portati a fare è illuderti e farti credere che qualsiasi cosa sgradevole legata alla gente della tua età con gli anni passerà.
 O forse dovrei parlare per me.
Ora, questo concetto utopistico molto nobile può essere smentito con molti esempi di cose successe, uno di questi risale esattamente alla suddetta cena.
Si sa com'è, dovrebbe essere un festeggiamento in famiglia allegro eccetera eccetera. C'è l'obbligo di essere allegri. Di essere felici. Non è così quando ti ritrovi una moglie del padre particolarmente sgradevole che non so per quale motivo ama dipingermi a mio padre come il male oscuro in persona, la degenerazione della mia generazione.
Fatto sta che io ho la mente troppo impegnata per darci peso odiare o disprezzare e queste cose qua, per questo non mi pongo troppi problemi.
Ma nel momento in cui, dopo aver detto ripetutamente di essere vegetariana, ti ritrovi un pezzo di pancetta a tradimento nella zuppa patate e zucca (che cazzo c'entra la pancetta con le patate e la zucca?) inizi a porti alcune domande.
Ci si può non sopportare in silenzio, come fanno tutte le persone, oppure ci si può inviare frecciatine in modo infantile come fanno invece gli adolescenti dagli ormoni sballati.
Ecco, quest'usanza ho sempre pensato per qualche strano motivo si perdesse nel tempo, ma crescendo mi sono sempre più convinta e sempre più resa conto di quanto quest'usanza in soggetti poco considerevoli non muoia mai.
Ora, questo è uno dei tanti casi e potrei reagire in diversi modi ma due sono i principali:
Alla prossima cena dal papà portarsi dietro una scatola con del cibo proprio (perché non è la prima volta che incontro piccoli pezzi di carne infilati con l'astuzia a tradimento).
Continuare a testa alta a far finta di nulla e ignorare soggetti col doppio dei miei anni e con la metà dei miei neuroni (e ce ne vuole).
Il fatto di snobbare una persona più vecchia di te che dovresti tradizionalmente rispettare quindi non è affatto immotivato, se pensi anche soltanto come esempio a quanti professori trovino indispensabile gridare senza motivo e sfogare la propria frustrazione sui più giovani poi la cosa avvalora ancor di più la mia tesi.
In sostanza, quando sarete genitori, non fate lo stesso errore: non dite ai figli che crescendo si matura e che le cose si aggiustano maturando.
Se testa di cazzo sei, testa di cazzo rimarrai.
Indipendentemente.
Con amore.

lunedì 19 dicembre 2011

Quando la ferocia diventa mainstream



Ecco, pensa ad una parola.
Una parola totalmente a caso.
Ad esempio, quelli che ho ora negli occhi.
Capello.
Che cos'è il capello, esattamente? Cellule morte? Quello che noi vogliamo sempre avere al posto giusto e ci ostiniamo a tingere e tagliuzzare o intrecciare in rivoluzionari (più o meno) rasta?
Prova a leggere tutte le seguenti parole:
Capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello capello
Le hai lette tutte?
Non trovi anche tu che la parola capello a furia di essere ripetuta in modo maniacale perda notevolmente di significato e appaia quasi come un accostamento casuale di suoni e di sillabe?
No?
Beh così avviene ogni giorno, solo non per il capello.
Mi è successo sabato, in realtà.
Mi trovo in questo apparentemente normalissimo e ordinario supermercato, gironzolo tra gli scompartimenti in cerca delle batterie per la mia defunta scarica macchina fotografica, chiedo a un commesso dove si trovano e mi indica la strada.
7 euro. Ok, no. Sono povera.
E in tutta tranquillità faccio per uscire, quando all'improvviso rumori strani, di vetro frantumato, e urla agghiaccianti interrompono la mia calma attività.
Mi volto e osservo la scena del commesso di prima che afferra con tutta la forza che ha in corpo quest'uomo non troppo vecchio, mentre le bottiglie di vetro di birra C R A S H dappertutto, e gira e gira l'uomo il ladro il malvivente il criminale, mentre accorrono altri commessi per usare la forza bruta e le prese di judo studiate in passato.
Mentre l'antagonista della situazione emette urla disumane, di disperazione rabbia o non so, le urla di una persona drogata con eccessiva forza in corpo.
Tutti assistono impauriti e sorpresi questa scena, io sono perplessa e non so a cosa pensare.
La commessa carina, quella che nei film drammatici sarà interpretata dall'attrice strafiga spacciata per ragazza semplice acqua e sapone, chiama la polizia.
La scena è un susseguirsi di immagini già viste, stra viste, solo attraverso uno schermo. Avviene tutto molto in fretta, sorprendentemente in fretta.
Poi alla fine non rimane più niente, anche i vetri e il pavimento vengono ripuliti, mentre le vecchie le signore i signori ridacchiano e sdrammatizzano con battutine poco divertenti.
E tutti ridacchiano, e sdrammatizzano.
Esco fuori all'aria aperta e dico a mia mamma al telefono:-Ho appena assistito ad un tentato furto.
Ed anche io, ridacchio e sdrammatizzo. Mi riesce così bene.
Poi mi siedo lì, in un punto poco importante, mi accendo la mia solita cancerosa. Ma nella mia testa rimbombano quei versi selvaggi, disumani, i versi di una persona che non è più una persona ma è ciò che il suo istinto gli suggerisce di fare.
E rimbombano i pugni e i calci e le grida, e mentre le vecchiette ridacchiano, sdrammatizzano, mi chiedo: perché tutto questo?
Sotto le risatine nervose generali e l'immensa felicità di aver vissuto un film nella vita reale, qualcosa di straordinariamente negativamente spettacolare, io mi chiedo: non si rendono conto, forse?
Ridacchiano e no, che hai da ridere?
Vertigini, brividi, nausea: le frecce che mi colpiscono.
E la risposta allora mi giunge nota, come un'illuminazione lontana.
E la risposta è:
Violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza violenza
Non è evidente? Non è chiaro?
Chiamalo mh, lavaggio del cervello, ipnopedia da svegli, come vuoi. Ma questa, sì, proprio questa, è così ordinaria e noiosa che è stata stuprata corrotta manipolata modellata ed ora, ora è all'ordine del giorno.
Cosa è reale, cosa no?
Questo sottile spesso confine baratro non è più noto forse. O è la mia eccessiva empatia, la mia eccessiva sensibilità che non sapevo neanche di possedere o c'è qualcosa che non va in tutto questo.
E se questo è il nobile animo umano, allora beh lasciami dire una cosa:
haha.

giovedì 15 dicembre 2011

Vacuo

Sono sempre stata portata a fare un ragionamento del tipo
c'è un motivo di fondo, per ogni azione sbagliata.
Per qualche assurdo motivo, forse ho sempre giustificato ogni mia (Rara? O frequente? Non lo so) azione da perfetta sgradevole stronza cercando le radici del male, e pensando magari involontariamente che la crudeltà in fondo non è mai così immotivata.
Ma ho sempre ignorato, forse, che la vera natura dell'uomo è prevalere l'uno sull'altro.
E, soprattutto, che la vera natura dell'uomo è malvagia.
Senza tante balle, senza tante storie, è così.
E come Golding affermava: L'uomo produce il male come le api producono il miele, ora ho preso la drastica decisione di saltare la parte in cui ci si chiede amareggiati “Perché? Io mi fidavo” e di passare direttamente alla parte del capitolo chiuso.
Perché in fondo il perché non c'è
e in fondo bisogna soltanto rassegnarsi all'idea che fare gli stronzi è divertente, da soddisfazione,
aiuta immensamente soggetti dall'elevatissimo squallore a coltivare e innaffiare e accrescere l'illusione di essere una spanna superiore a qualcuno.
Crogiolatevi pure nella vostra illusione.
C'è chi lo sente di meno, questo bisogno primario di una ricerca di un'ipotetica identità attraverso gran bastardate, c'è chi invece deve sfogarla questa frustrazione silenziosa, c'è chi deve fare di tutto per far aumentare le proprie convinzioni di superiorità.
Poi scegli tu che strada seguire.
Quasi mi stupisco di me, tranne qualche ricaduta tutto ciò che la mia mente sa formulare è una grande quantità infinita di vuoto che talvolta sfuma in rabbia e una vaga sensazione di vendetta improponibile che va contro la mia natura.
Che non ci sarà, mai.
In verità, forse
forse sono proprio io a sentirmi superiore ora. Ed è buffo, è una sensazione decisamente nuova e mai provata.
È come se non fossero più degni del mio odio
della mia considerazione
delle mie lacrime.
Le ho finite? Le ho finite per questo tipo di persone?
Questo vuoto si espande
e li copre, li rende invisibili.
Perché, perché no. Loro saranno sempre soddisfatti della loro misera condizione di esistenza, saranno soddisfatti del continuo sputtanarsi a vicenda, della ricerca di potere, dei 3 argomenti di cui sono in grado di parlare tipo bambola dalle frasi preimpostate.
Non saranno mai in grado di pensare: oh, siamo delle persone di merda, mi sento male.
Non ci sarà mai un lieto fine, un karma, come nei film.
Non è un libro, non è un film.
Eppure non è loro la vittoria, perché i loro piccoli cervelli meschini no, sono la più grande sconfitta.
La sconfitta che non sanno di avere.
E ora, posso soltanto dire,
quale perdita è questa?  

mercoledì 7 dicembre 2011

Evento inclassificabile

Percorro a grandi falcate lo spazio di cortile che separa l'entrata della suddetta casa in questione al cancelletto marrone del retro.
Ci sono sette metri al massimo che ci separano, ma per un nonno, ciò vuol dire un'infinità di kilometri a causa di una vista malridotta.
-E' Martina?
-E' Martina.
Sto ripassando mentalmente il motivo esatto per cui mi trovo lì e mi torna in mente la conversazione telefonica di poche ore prima con mio papà nella quale sono stata più o meno obbligata ad andare a trovare più o meno volontariamente mia nonna.
Il bello è che mi è stato detto “dai ti da i soldi” perché si sa già che io sono un'opportunista stronza il che può essere vero in effetti.
Ma opportunismo a parte, mi preparo psicologicamente già a una sfuriata di appiccicosa pseudo affettuosa pesantezza da parte del genitore del mio genitore.
E già rimbomba nella mia testa quel CIAAAAAO BEEEEL TEEEESOOOORRRRROOONE! A cui ormai sono tanto abituata.
In effetti sono passati sicuramente alcuni mesi dal nostro ultimo incontro.
Invece no.
Non c'è nessun ciao bel tesorone, e i bacioni da me poco desiderati della nonna sembrano più deboli del solito.
Non facendoci troppo caso, perché sono stronza ripeto, mi siedo come se niente fosse sul divano stando attenta a non far scivolare accidentalmente il pacchetto di Marlboro rosse ormai fumate da due anni dalla borsa spaziosa di pelle sintetica economica ma bella.
So che la nonna sta male.
Ma non l'ho mai saputo per davvero.
O, essendo opportunista (vedi anche: essere umano comune) e stronza non ci ho mai pensato per davvero.
-Dimmi, com'è? E' uno zzzzz tipo ronzio o di un altro tipo?
Chiede mio papà che ha voglia di fare ironia, e io so che parla del mal di testa fatale della nonna in questione.
-Mi prende tutto qui è terribile!
Dice questa indicando le tempie e chiudendo gli occhi in una profonda espressione di dolore.
Niente bel tesorone.
E si alza a malapena dal divano.
E quando mio papà esclama Martina! Io sono quasi sicura che non si ricordi che io sono Martina! o Bel tesorone o Luce dei miei occhi o Madonna addolorata (vedi anche: mia propensione al lamentarsi di continuo e per tutto).
E quando la saluto, poco dopo, dopo un caffè particolarmente amaro e 15 euro (sono stronza) mi dice:
-Recita un Ave Maria per me che sto male.
Mai vista così stanca, o così poco rompicoglioni.
Niente bel tesorone.
Salgo in macchina del papà.
-Che cos'ha?
Chiedo io, mentre tra me e me penso: meningite, aneurisma celebrale, tumore.
Perché per me che sono stronza e così insensibile è una paziente, anche se non lo sa.
-Prima si sospettava una degenerazione di qualche tipo, come l'Alzheimer.
Fa una pausa-enfasi.
-Poi l'abbiamo portata in quel centro per le cefalee a Brescia.
Lo interrompo dicendo che volevano portarmici forse alle medie, quando il mio mal di testa tensivo non si sapeva se era tensivo.
Poi lo incalzo: cos'ha allora?
-Ha sempre avuto questa cosa dell'ansia che mi ha trasmesso. In pratica solo una grande quantità d'ansia.
E io rimango un po' in silenzio, e mi sento stupida, anche se capisco che la stupida non sono io.
-Allora sta morendo per l'ansia? Si può morire per l'ansia?
-A quanto pare sì.
Non ho mai recitato l'Ave Maria e non ho nessuna intenzione di farlo.
Ma una cosa forse l'ho capita.
Basta soltanto essere convinti di morire
che si muore, un po' alla volta.
Niente bel tesorone.

sabato 3 dicembre 2011

Dicembre

E' brutto che io mi renda conto solo adesso di quanto è vicino l'inverno.
E di quanta poca convivenza mi rimane con la mia indiscussa stagione preferita.
Indubbiamente l'autunno è perfetto, ad eccezione del fatto che va attribuito ad un periodo scolastico più o meno rompicazzo, è colui che sa portare con sé spettacoli di colori e non colori più eccelsi.
E non esagero quando dico che un albero spoglio circondato dai cadaveri rinsecchiti di quelle che un tempo erano parte integrante di esso, le foglie, è uno spettacolo davvero interessante nella sua semplicità.
Mentre l'inverno è vuoto, desolazione, quieto silenzio, l'autunno è colmo di sussurri del vento, scrosciare violento di acquazzoni che si divertono a fare i bulli.
L'autunno è il cielo grigio, una scarpa bagnata in una pozzanghera, è la goccia gelida che scende dal cornicione e si posa dritta in mezzo alla tua fronte esposta all'aria e ti fa maledire la tua esistenza, sono le foglie ovunque nel giardino, i mandarini con cui vai in overdose di vitamina C, i maglioni grigi in acrilico.
Un thè caldo davanti a un film ridicolo.
Un libro tra un piumone.
Nei suoi lati negativi e positivi, va apprezzato, perché l'autunno non è morto come l'inverno, l'autunno è un vivace arrivederci.
Riguardo alla primavera, beh, sono allergica al polline.
E all'estate, beh, odio il caldo.
Tentativi improponibili di un'attribuzione poetica a parte, il ciclo continuo e inesorabile delle stagioni sulla natura è decisamente affascinante, e non lo dico io, è una verità universale.
Anche quest'anno l'autunno passerà, forse con un po' di rammarico, ma si può sempre pensare che tanto tornerà tra un anno, no?
Cosa sarà cambiato, il prossimo autunno?
La cosa particolare è che probabilmente l'autunno non sarà più la mia stagione preferita.
E se ripenso ad un autunno fa la mia mente mi dice che ero ben diversa da ora.
Quanti noi stessi sorpassiamo nel tempo? Quante persone esistono in una persona?
E la cosa strana è che forse ci ostiniamo a tentare di conoscerci, mentre appena siamo un po' convinti di sapere come siamo la nostra mente è già in procinto di cambiarci.
Basta uno stupido blog o uno stupido diario come esempio, non è altro che una sorta di testimonianza di noi stessi, ma quante volte sfogliando le pagine precedenti siamo portati a pensare:
scrivevo un mucchio di stronzate galattiche.
Nel mio caso, un sacco, a dire la verità. Ed è così curiosa la perenne presunzione di dare per scontate delle altre persone quando non si sa niente realmente di sè stessi.
Cangianti animi di menti instabili, è tutto così confuso che ogni tanto mi ritrovo a pensare a chi sono io da un punto di vista prettamente d'apparenza, perlomeno.
Mi ripeto che di solito sono pessimista, ma a volte eccessivamente euforica, che mi piacciono i film surreali e i libri di Palahniuk.
Perché è difficile tenere a mente i mille noi stessi con cui conviviamo, con cui abbiamo convissuto.

lunedì 28 novembre 2011

..But I remember when we were young.

Se c'è una cosa scontata ed evidente ma estremamente irritante allo stesso tempo è la gente di provincia.
Esco molto di rado nel mio umile paesino, brutto e ignorante (come tutti i paesini del resto) ma quando mi capita vedo sempre aggiornamenti strani.
Tra la gente della mia età soprattutto, in cui io sono riconosciuta come gran sfigata, temo, le mode si diffondono sempre più lentamente rispetto alla città.
Ma prima o poi arrivano.
È impossibile per una persona con un microgrammo di cervello non preferire l'ambiente della città rispetto a quello del paesino ignorante leghistello di provincia; per il paesino nel mio caso il mio paesino ogni cosa strana è anomala.
Tu osservi quei decelebrati adolescenti e pensi: ecco come ragionavano nel medioevo.
Ricordo i tre anni delle medie come tre anni d'inferno, e tutte le volte che cammino per il mio paesino e ripercorro la strada per la mia ex scuola media mi sembra di ripercorrere anche un po' di quell'inferno.
Le medie sono gli anni della crescita e della confusione, ma io li chiamerei più che altro discesa perché da lì fino ai vent'anni non può che andarti peggio.
Ricordo che ho passato i primi due anni circa da bambinella rincoglionita con gli occhialoni e i capelli unti che tentava in tutti i modi di aggregarsi alla massa, con tentativi idioti di attirare l'attenzione sempre puntualmente malcagati.
Dopo varie cattive esperienze che mi hanno reso ancor più evidente il mio essere un cesso (cosa che fino a quel momento non avevo mai notato, temo) in terza non so che cazzo mi sia scattato, una valvola, una vite messa male ma ho iniziato ad essere il più possibile contro corrente.
In modo penoso chiaramente.
Eppure ho iniziato a tingermi prematuramente i capelli di colori sgargianti, ad indossare cinture borchiate e scarpe da skate (allora nel mio paesino sfigato di provincia considerate sacrilegio e massima espressione conosciuta della sciattonezza, nonostante costassero 70 euro al paio chiaro) a sbandierare penosamente ideali politici che non stavano né in cielo né in terra, rendendomi nemica tutti i destroidi di quel piccolo istituto.
È questo che mi fa un po' ridere; le medie sono un mondo in miniatura. Sembra che non ci sia altro oltre ai loro confini, tutti sanno tutto di tutti, è una patetica ricostruzione di un mondo reale con gente vera.
Poi ovviamente quando ho cominciato il mio primo anno di superiori e ho scoperto che alla gente di città gliene frega poco di come sei vestito o di cosa ascolti, è stata una rivelazione.
Scoprire che i Nirvana e i Ramones li conoscono tutti e che li ignoravano soltanto nella tua ex scuola, è una rivelazione.
In effetti sono due gruppi storici e c'è da sorprendersi per chi non li conosce.
Ah, non so se definirli bei tempi o tempi dimmerda, ovunque ti volti trovi la merda. Sicuramente ho imparato in tre anni di città il doppio di ciò che avrei imparato in cinque di un paesino.
L'unica cosa che mi fa ridere è che allora mi sentivo speciale ad ostentare idee e pensieri che sembrava non condividere nessuno, mi sentivo quasi unica, un'esemplare singolare di una ciambella nata giusta, col buco, o una mela senza verme, tanto per intenderci.
Ora, se ricaccio indietro la mia memoria, vedo soltanto una bambina grassa, mooolto più grassa di com'è adesso, e brutta, incapace di truccarsi ma soprattutto molto ingenua, molto illusa, molto stupida.
È così facile capire che se c'è una cosa giusta da fare in questa vita, è il riconoscere quanto tu sia uguale agli altri, osservare il tuo vero valore.
Per fortuna che la bambina è dimagrita e ha imparato a truccarsi, altrimenti si sarebbe tirata prese in giro eccessivamente insopportabili per il resto della sua simpatica adolescenza.  

lunedì 21 novembre 2011

Sinex


Il treno è un po' un riassunto scarno del modello di umano standard.
E' avendo a che fare ogni giorno con decine di persone diverse, decine di menti diverse e storie diverse che puoi farti una mezza idea su quanto siamo perlopiù detestabili.
L'altro giorno mi è capitato di dover stare seduta tra due vagoni, se non ricordo male eravamo una decina di persone belle compresse.
Io seduta sui gradini, io che sono quella stupida seduta sui gradini, accanto a me questa ragazza che non fa altro che gridare al telefono con una sua amica, grida su quanto quello lì sia uno sfigato atroce (cit.), grida sulla sua dieta, grida sul fatto che quella sera dovrà mangiare il sushi che viene da lei menzionato come pesce morto.
Inutile dire “perché di solito è vivo?”.
Lo penserebbe chiunque dotato di un quoziente intellettivo decente.
Eppure l'ho appena detto.
In ogni caso la mia mente non fa che formulare pensieri di disprezzo dovuti forse, ma dico forse, alle 10 ore di scuola che sono decisamente oltre il doppio delle ore di sonno effettuate la notte.
E la mia mente elabora forse involontariamente un unico pensiero che sembra quasi avere un senso logico.
Forse è banale, ma alle volte pare proprio che per la nostra sopravvivenza non serva pensare ma basti banalmente elaborare una serie di concetti che altro non sono che un riflesso distante, molto distante, di autentiche riflessioni.
Basta dire che il sushi è pesce morto e vedrai come sopravvivi alla grande.
Altro che crack, altro che LSD, altro che metanfetamina, la chiave della serenità è così fottutamente semplice, è proprio quella che vorrei provare.
Grida al suo telefono, al suo interlocutore esistente ma invisibile ai nostri occhi, una parlata scurrile quasi più della mia, anzi indubbiamente più della mia; parole sputate inconsapevolmente controvento che la rendono sgradevole ogni sillaba in più.
E la mia mente dice: patetico.
Non tanto lei, poveretta, l'ennesimo spreco di ossigeno e risorse alimentari ambulante, è veramente patetico che come lei ci sia un esercito di gente là fuori.
E la mia mente dice: dormire 3 ore.
Quante volte ti capita di urlare e di non poterlo fare?
Io passo momenti in cui questo mio desiderio brulica dalla voglia di esser realizzato e si rassegna alla realtà che non può essere compiuto.
Pensaci bene: se urli a casa tua i vicini o parenti o con chi convivi ti sentiranno, qualcuno vorrà sapere che hai non perché gli interessi davvero ma solo perché ha evidentemente voglia di farsi i cazzi tuoi, per non parlare della prospettiva di urlare in strada. L'ideale sarebbe un posto vuoto, campagna o che ne so, la cima di una montagna.
Ancor meglio le montagne russe, il top credo rimanga un concerto.
E ora me lo dici, dove cazzo lo trovo un concerto su un treno?

giovedì 10 novembre 2011

Empireo

Non c'è niente di meglio dell'essere persone sgradevoli.
No, non serve trattare male gli altri, né offendere qualcuno.
Tu sei veramente sgradevole dal momento in cui non lo appari per niente.
E' forse l'inganno stesso ciò che ti rende una brutta persona. 
Cammini per la città, incontri sul treno, professori, compagni di classe, semplici conoscenti.
Li guardi tutti e quasi ti vien da ridere.
Ipocondria, complesso di Edipo, complesso di inferiorità, repressione costante.
Frustrazione crescente.
Provi ad immaginare quanti spettri si celino in quelle testoline, quanti non emergeranno mai. A volte ci azzecchi pure, ma è difficile che due esseri umani si parlino senza anche soltanto un sottile strato di maschera, difficilmente puoi stabilirlo.
L'ipocrisia degli uomini si estende oltre l'universo, che non appare più così infinito.
E' solo che oggi pensavo di nuovo alla muraglia che c'è tra noi stessi e quello che appariamo, e pensavo anche al perché ci han dato l'onore di pensare se poi non è così vantaggioso.




Crescere in fretta. Herakut. 

domenica 6 novembre 2011

Almeno 188160 ore di coma involontario

Che dire.
È domenica nonché l'unico giorno in cui sono riuscita a recuperare ore arretrate e sofferte di sonno di tutta la settimana.
Il fatto che riesca ad addormentarmi in orari improbabilissimi e dopo sforzi vari mi fa quasi temere un ipotetico imminente ritorno di fiamma tra me e l'insonnia.
Vedi anche: tirarsi le mine persino nel letto.
La maggior parte delle persone quando sente il tuo lamentarsi delle ore di sonno sempre più in calo tende a banalizzare la cosa dicendo le seguenti parole: “una bella corsa e vedi come dormi”.
Se per dormire bastasse soltanto una corsa io non credo che i libri di psicologia o medicina o insomma quello che è tratterebbero pagine pagine sull'argomento.
Ma sorvoliamo anche questo, ecco.
Madri amici parenti dottori conoscenti sconosciuti ti consiglieranno sicuramente cure omeopatiche che tu da bravo coglione seguirai.
Sì dai, insomma, chi non le ha provate per un periodo della propria vita. Vai dall'Erbolario e ti rivolgi alla commessa carina con tracce di piercing passati attorno alle labbra, te la immagini mentre si diletta nello Yoga e conduce una vita da salutista doc, e le chiedi cosa si può fare per il sonno.
E sono sempre quelle.
Quelle due stronze.
Valeriana, melatonina. Melatonina, valeriana.
Te la consigliano addirittura in gocce dicendo che l'effetto è molto più forte. La verità è che sperano soltanto in un effetto placebo quasi naturale innescato in te, se al limite non si presenta, beh, tu alla cassa hai già pagato in contanti.
Lo stronzo di turno ti consiglierà il bicchiere di latte caldo.
“Ti fa venire un abbiocco...!”
Ma lo vedi solo tu, l'abbiocco.
Poi il genio di turno ti dirà: prova a leggere, aiuta un sacco a dormire.
E tu risponderai “Già lo faccio cazzo!” e allora lui penserà con tutto il suo cuore “E allora arrangiati non dormire disagiata abbiamo tutti i nostri problemi, se vuoi lamentarti fallo ma almeno fammi il favore di farlo ad una distanza di sicurezza da me, in modo tale che io non senta le tue lamentele e che non possa essere neanche vagamente infastidito da ciò, insomma!”
Praticamente con questo discorso non sto dicendo niente. Sì, praticamente sto classificando come sentirti dire le stesse tutte le volte che ti si presenta questa situazione poco piacevole a periodi alterni sia poco produttivo.
Ah, quasi dimenticavo, esiste anche l'amica che ti consiglia di far uso di cannabis poco prima di andare a dormire.
Come se tutti quanti avessero una canna nel portafoglio sempre a portata di mano, chiaro.
Credo che dovrei semplicemente rassegnarmi all'idea che ogni tanto la mia mente si rifiuta di premere sul tasto off e preferisce stare in standby tutto il giorno, in un costante stato di rincoglionitezza, svogliatezza e immensa irritabilità che rende ancor più “piacevole” la giornata.
Non lo so, sto cercando soluzioni concrete per addormentarmi in orari più umani e convenienti che non comprendano droghe leggere o il furto dei sonniferi della nonna (anche se dubito fortemente ne possieda), quest'estate ho passato due o tre settimane circa ad utilizzare il metodo-soldato.
Sveglia praticamente 48 ore e poi 12 ore di fila a dormire.
Era una meraviglia, la notte portava con sé un sacco di ispirazioni e tranquillità, non era neanche minimamente comparabile al giorno e a quel caldo feroce.
Ma è poco fattibile in tempi di scuola, purtroppo. Chiunque abbia sentito il mio metodo-soldato per dormire mi ha detto che non sono normale.
Non capisco ancora se “ma tu non sei normale” può essere considerato veramente un insulto, in tempi in cui tutti non vorrebbero essere normali.
Grazie Smiths, colonna sonora di una
domenica pomeriggio grigia.
Spesso quest'estate finivo col chiedermi chi avesse inventato che la notte fosse fatta apposta per dormire. Insomma, è vero che gli animali dormono la notte perché è lo stesso loro istinto a suggerirglielo, ma noi che ce la tiriamo tanto di essere evoluti e intelligenti (?) dovremmo anche chiederci l'origine di certe cose ogni tanto. Almeno credo.
Insomma, dormiamo in media 7-8 ore, diciamo 7 per chi è sempre di fretta. Moltiplichiamo 7 per 7, i giorni della settimana. 49 ore è più di due giorni. Viviamo nell'illusione di vivere veramente ignorando anche soltanto il fatto che dei 7 giorni alla settimana in realtà ne viviamo realmente 5. E sembra tutta una grandissima stronzata senza senso, ma la mia mente è più propensa alle stronzate senza senso che con. Potrei andare avanti a moltiplicare queste 49 ore di coma involontario per 4, le settimane in un mese. Poi potremmo ricavare le ore che passiamo a dormire in un anno. E poi le ore passiamo a dormire in una vita supponendo una vita di 80 anni, età più o meno media. Una grandissima stronzata, ma una stronzata impressionante.
O forse è impressionante che io sia impressionata da tutto questo tempo.

domenica 30 ottobre 2011

Brodo primordiale

Hai una pianta in casa?
Sì? Magari una pianta in salotto, o in cucina, un cactus, un piccolo concentrato di verde che ti fornisce ossigeno e ti scalda il cuore con la sua costante immobilità?
Benissimo. Tu sei suo cugino.
Ebbene sì, incredibile quante cose diamo per scontato.
Ma partiamo dal principio. La teoria più quotata sulla nascita della vita sulla Terra e provata in vari modi dice che circa un miliardo e mezzo di anni fa da vari composti chimici in un brodo primordiale sia nata una prima cellula vivente, formata da vari zuccheri semplici e proteine anch'essi formati a loro volta in questo brodo primordiale.
Insomma da questa prima cellulina stronza si sono evolute tutte le forme viventi che popolano la terra.
Anche se alla lontana, tu sei parente del cactus in cucina.
Beh, devi sapere che in un'ora una cellula diventa miliardi di cellule. Ovviamente la prima cellula sarà stata ben diversa da come sono adesso, inanzitutto era procariote (quindi come i batteri), le nostre sono eucarioti. Ci sono differenze sostanziali ma di poca rilevanza per noi. Devi sapere che per le prime cellule che hanno popolato la Terra l'ossigeno era un calcio nei coglioni, come arrivava BUM morto.
Questo fino a quando un batterio (particolarmente furbo?) inglobò una formazione organica che vagava allegramente nel brodo. Il suo nome era mitocondrio, da lì l'ossigeno diventò il suo carissimo migliore amico e da cosa nasce cosa ecco che diventano da procarioti ad eucarioti ed ecco le prime creaturine viventi, funghi e alghe pluricellulari.
Le alghe rompicoglioni sulla spiaggia che la intasano e la sporcano?
Prime forme di vita, respect.
Siamo nati dal nulla, anzi forse in realtà non è così. Materia inorganica è più corretto. Il vero miracolo è stato quello.
Il resto è quasi scontato.
E' più affascinante questa versione o quella dell'uomo che fa apparire le cose?
Pensaci, fermati a pensarci un po'.
La religione è l'invenzione di un discendente di quella cellula.
Paradossalmente si può dire che l'uomo ha creato dio.
Che quella cellula ha creato dio.
Anzi, la cellulina stronza ha creato dio alla lontana.
Deriva da composti organici che derivano da composti inorganici.
Acidi, sali che derivano da reazioni semplicissime tra ioni ed elementi che erano presenti in quel punto dell'universo.
In quel momento si può dire che sia stato il caso, ma non esiste il caso. È un concetto creato dall'uomo per parlare delle cose che succedono.
Insomma, dio deriva da reazioni semplicissime tra ioni ed elementi.
Pensaci, fermati a pensare.
Hai ancora voglia di andare in chiesa, la domenica mattina?



(Ragionamento-pensata-stronzateacatena di Alessio Bilotta riadattate da me)

sabato 29 ottobre 2011

2+2=5

5 e mezzo in un tema è pura demotivazione.
No, non è che mi sia mai creduta una grande scrittrice seria, ma perlomeno una che sa scrivere nei limiti dell'accettabile.
Suvvia, mi stai dicendo che invece di drogarmi e battere in giro a random come tutte le ragazze della mia età io spreco ogni giorno almeno un'ora a leggere?!
Cioè, roba da matti.
Per non parlare della scrittura. Mi stai dicendo che veramente io spreco ore in un arco di tempo notturno decisamente poco consigliabile in preda ad ispirazioni mancate?
Quando potrei chiedere dell'MDMA ad amici di amici di amici di amici degradati?
No no, roba da matti proprio.
Devo essere pazza.
“Non si capisce ciò che scrivi”.
Mi stai dicendo che veramente spreco kilobyte del mio computer infettato e sull'orlo del collasso in file di Open Office (che devo tra l'altro aggiornare da secoli) per non essere capita?
Osservo la mia compagna di classe avvicinarsi a me e cinguettare con voce solare il suo 7.
Ma se non sa neanche coniugare un congiuntivo, quella cogliona.
No vabbèh, con tutto il rispetto.
Per i coglioni.
I suoi occhietti, piccoli e neri, vacui come la sua testa, neri come nel nero del catrame, neri come il nero dei blackout, quando salta la corrente, neri come il mio umore in quel preciso istante.
Piccoli occhietti neri, occhiettini da topina.
Anzi, da ratto.
Intonacati in una perenne espressione di stupidità, talvolta crescente, talvolta celata.
Come essere brutte persone. Chiedere a Martina. Lesson number one.
Vedi anche: come essere tutti quanti.
Non ho ancora stabilito se questo dovrebbe motivarmi a sottomettermi ad inutili regole di lessico, ad abbandonare ogni licenza poetica stabilita da me stessa e mai concessa, ad abbandonare il mio sarcasmo sempre in agguato, la mia spontaneità cruda  nel commentare tutto ciò che mi circonda.
Che mi piace tanto.
Quello che invece alla mia professoressa dell'anno scorso probabilmente non piaceva, ma stava comunque bene.
Vedi anche: essere sé stessi, far in modo che sia tu a scrivere, e non quella sottospecie di guscio in cui sei rinchiusa.
Un po' come una lumaca che abbandona la sua casetta.
Oggi mi sono detta: non scriverò mai più in vita mia se non richiesto perché evidentemente non sono capace. O meno capace di quel che credessi.
Sei ore dopo sono davanti al computer, accompagnata da una lenta melodia alternative rock di anni passati e morti, da persone morte, e se non morte in procinto di suicidarsi con una dose extra di psicofarmaci.
Eppure, la tentazione di non sottomettersi a quelle inutili frasi fatte e a luoghi comuni, la tentazione di non cedere alla resa totale, a non smettere di sillabare le tue grida di rabbia, stupore, paura, e diciamocelo, anche un po' di angoscia.
Forse mi hanno portata qui. A leggere Fahrenheit 451 sul treno, accanto a una signora di colore e al suo bambinetto gracchiante, a mettere per iscritto i miei pensieri. Così mediocri, così inutili, ma così pregni di voglia repressa di liberarsi ogni giorno, in mezzo a miriadi di teste di cazzo.
Forse sarà così, il mio prossimo tema.
Ciao a tutti.
Teste di cazzo.
Io scrivo perché non ho niente di meglio da fare.

mercoledì 26 ottobre 2011

S(t)oma(ch) Ache

Un unico evento può scatenare miriadi di reazioni diverse.
 Una persona quando muore diventa automaticamente un eroe, un angelo. Si dimentica quant'era stronza in vita, quanto ci stavano sul cazzo determinati suoi atteggiamenti, di quanto quella vocetta stridula e acuta ti infilzasse i timpani ogni qual volta questa povera salma aprisse bocca.
Giusto qualche giorno fa è giunta una new entry nella top list dei cadaveri da esaltare.
Nuova carne morta fresca fresca per nuovi gossip e finti moralismi. In fondo non ha senso parlare dell'ipocrisia, perché pure l'ipocrisia sta diventando ipocrita.
Andare contro corrente, contro il pensiero comune, è il nuovo conformismo.
Il bello è che c'è chi è visibilmente dispiaciuto e addolorato alla notizia della prematura scomparsa di questa persona innocente, chi visibilmente eccessivamente dispiaciuto, chi visibilmente mastodonticamente dispiaciuto, chi va contro chi è visibilmente dispiaciuto, chi va contro chi è visibilmente eccessivamente dispiaciuto, chi va contro chi è visibilmente mastodonticamente dispiaciuto, chi va contro tutte e tre le categorie, chi va contro chi parla del morto, chi va contro chi va contro chi parla del morto, chi va contro col solo pensiero a chi va contro chi va contro chi parla del morto, chi va contro chi non è indifferente, chi va contro chi è indifferente.
Tante belle reazioni. E si può studiare per bene quanto sia stupida questa gente.
Vorrei fare un sondaggio per scoprire chi seguisse veramente le gare della nuova star morta, vorrei anche scoprire in quanti di loro l'hanno criticato. Quanti di loro si sono dimenticati di averlo criticato da vivo.
E' certo che la maggior parte dei cuori appesantiti di cui stiamo parlando non lo conoscessero, o ne conoscessero soltanto il nome. O magari vagamente la fama, senza seguirne concretamente la vita.
Ora, questo è il punto su cui io sono un po' più perplessa. A volte sembra che solo perché conosci una persona di fama, o di vista, o ci hai scambiato due parole (ovviamente non sto parlando del corridore bensì di qualunque persona in generale) tu instauri in qualche modo un legame invisibile involontario con essa. Insomma, se questa persona di cui non sei assolutamente amico e che non caghi mai e di cui non ti importa assolutamente nulla muore, deve per forza dispiacerti. La morte è così terribile e fa tanta paura che sembra che proviamo empatia solo per essa, non accorgendoci di quanto peggio ci possa essere intorno. E ora, mi chiedo, quant'è vera questa empatia?  

(Aggiornare il blog con pensieri allegri. Ma piove, fa freddo, ho sonno, e non so cosa fare.)

giovedì 20 ottobre 2011

Trivial

 Hai presente quando una mosca ignorante rimane incastrata in una lampada?
Sei appena uscito dalla doccia, avvolto dal soffice accappatoio arancio, la vista appannata appena dal vapore che ondeggia nel suo incessante stato di dinamismo mutaforme.
E senti quel tremendo zzz emesso dalle flebili alucce, alzi il capo verso quell'immenso orizzonte luminoso attaccato al soffitto e la osservi scagliarsi energicamente verso il vetro opaco della lampada. Ogni tentativo di fuga è una botta in più, e ogni botta in più è un passo in avanti verso il bruciare.
Probabilmente quell'insetto idiota ha scambiato quella fonte di energia e calore per qualcosa di estremamente benevolo per fare un gesto così avventato, o forse è semplicemente banalmente un insetto idiota che ci è finito lì per caso.
Fatto sta che trascinata nell'illusione che la lampadina fosse veramente così bella come appariva, quella mosca cretina si è procurata la morte. Vedi anche: cremazione spontanea.
E quella volta in cui pure la lampadina si fulminerà e sarai costretto a prendere la scala di ferro dal ripostiglio per salire a cambiarla ritroverai tra il vetro della lampada appesa al soffitto un cimitero di insetti stupidi. Abbrustoliti. Orripilanti. Idioti.
Non pensi mai a che fine tremenda dev'essere volare verso la luce e scoprire che in realtà è la tua fine.
Beh io sì quando esco dalla doccia e vedo una mosca ignorante incastrata in una lampada lo faccio.

Quando sei in uno stato di alterazione il sabato sera c'è sempre il coglione che ti chiede che cosa ne pensi di questa società consumistica, tanto perché il coglione sa che darai una risposta intensa che si trasformerà in un monologo a senso unico che si trasformerà in parole disperse nell'aria gelida di una ragazza mediocre ubriaca il sabato sera.
Che cosa patetica.

Desidero sempre un sacco di cose, un sacco di cose superflue perché sono l'ennesima vittima di vizi frivoli. Poi ti ritrovi a cinque giorni dal tuo compleanno e ti rendi conto che tutto quello che desideri non si può comprare.  

martedì 11 ottobre 2011

Broncodek

Matite HB dall'aspetto di matite colorate.
Pile di succhettini d'arancia svuotati.
Il raffreddore è una delle malattie più snervanti che esistano, questo lo dici solo quando non hai il cancro o l'aids, ma è comunque certo che la posizione intermedia tra malato e sano è qualcosa di veramente fastidioso.
Per non parlare della voce da trans, della tosse, e delle donazioni di catarro che se esistessero ti porterebbero ricchezza e stabilità.
Il niente è un circolo vizioso.
Non è che io mi creda intelligente, per dio, è solo che quando intraprendi una conversazione con una persona che credi tu intelligente senti inevitabilmente la sensazione che quell'aura ti venga un po' trasmessa, oppure finisci col pensare a quanto tu sia patetico, oppure finisci col pensare o il non pensare che non te ne frega un cazzo.
E' anche bello ricercare la compagnia di un'idiota, a volte, ti scalda il cuore l'idea che in fondo non sei ridotto così male.
Le persone che si sfogano su un blog sono penose. Le persone che cadono nell'autocommiserazione ancora di più.
Io non voglio capire, la maggior parte delle persone che mi circondano non vogliono capire, perché è più comodo così.
Che l'abbiano detto anche i Paramore è critico, ma è proprio vero che l'ignoranza è la tua migliore amica. Quando sei ignorante non hai la facoltà di fare scelte nella tua vita, perché una scelta è anche sinonimo di filosofia. Quando noi non conosciamo una prospettiva migliore, o peggiore, non coltiviamo sogni o ambizioni, non conosciamo il significato di speranza, non conosciamo niente che ci possa liberare, allora non facciamo proprio niente. Non facciamo vere e proprie scelte. 
E' questo il punto, il niente è un circolo vizioso.
Ed è fantastico.
Niente e vuoto non sono la stessa cosa, perché il numero di persone spettri niente che ci circonda è altissimo e in fermento, eppure la loro vita la vivono piena.
Tra i bisogni primari dell'uomo ormai ci abbiamo aggiunto anche guardare la televisione, stare su facebook, ubriacarsi, scopare. Nel 21esimo secolo, nella civiltà europea, dove abbiamo i soldi per permettercelo, anche le comodità sono diventate primarie, una dipendenza quasi indissolubile.
Una persona che insegue tutti questi bisogni e che cerca una vita semplice senza troppe pretese non ha una vita vuota, anzi, ha una vita piena vissuta fino in fondo.
Una persona che trova quasi necessario complicarsi l'esistenza cercando di ricadere in pensieri mediocri e ossessivi, invece, è un perfetto idiota. E credimi quando dico idiota, perché lo dico pensandolo sul serio.
E ne conosco tanti.
Non c'è nulla di comodo nel pensiero che presto si trasformerà paranoia, nulla di comodo nel chiedersi il perché di ogni cosa.
Ti piace il masochismo? Sei accontentato. Ti piace il benessere? Fai l'ignorante.  

venerdì 7 ottobre 2011

Infilarti le penne nel culo non fa di te una gallina

Il brutto di avere una compagnia fissa, degli amici fissi, delle persone con cui parli abbastanza fisse è che si tende inevitabilmente ad assegnarti un ruolo.
Se tu per quella compagnia corrispondi ad una breve intensa descrizione di un paio di aggettivi, quando dirai o farai qualcosa che nessuno attribuisce al tuo ruolo assegnato ti sentirai dire (ripeto, inevitabilmente) “Ma questo da te non me l'aspettavo!” Come se avessi fatto la più grande rivoluzione interiore al mondo.
Il che vuol dire che la monotonia e il tuo essere principalmente monotona ti peserà più del solito, che ti renderai conto di essere data abbastanza per scontata, di essere abbastanza prevedibile.
Ci sono lati negativi e lati positivi, quelli positivi consistono essenzialmente nel fatto che se ai tuoi amici piaci per il ruolo che ti è stato assegnato va bene così, quelli negativi sono piuttosto ovvi e banalotti e consistono nel fatto che a nessuno piace essere dato per scontato.
Sì forse è una mia infantile credenza legata al periodo adolescenziale delle crisi ormonali, ma sinceramente non riesco ad immaginare qualcuno a cui piaccia essere prevedibile e forse, diciamocelo, un po' patetico.
Io credo ancora che in fondo vorremmo crogiolarci nell'illusione di essere anche solo un pochino speciali, e non una semplice cellula di un macro organismo.
Nel mio caso sì, la consapevolezza di non essere speciale è pateticamente opprimente.
Non capisco se questa sia presunzione, individualismo, rassegnazione o paranoia. Ma, in fondo, ci sarà qualche altro stronzo che la pensa come me.
Non mi interessa sapere chi.
 Francamente non mi interessa neanche sapere se esistono gli individui speciali o se sono una nostra invenzione, come la religione, più o meno. 

La banalità è il nuovo benessere, non pensare mai a nulla che risulti anche vagamente laborioso da pensare la nuova chiave per il raggiungimento del nirvana. Cit. me poco ispirata. 

mercoledì 5 ottobre 2011

La vittoria degli sfigati

Pensando a lungo e contemplando la profondità dell'animo umano sono giunta alla conclusione che la maggior parte di coloro che noi identifichiamo come vincenti, fighi o semplicemente persone da stimare (senza alcun apparente motivo) non esistono.
Ebbene sì, gli umani con gli anni anzi oserei dire da sempre hanno affinato la splendida capacità di raccontare stronzate e farle pure credere agli idioti.
Visto il gran numero di idioti esistenti su questo pianeta deciso a non calare, anzi perseverante nel suo immancabile contagio, si può dire che è stato un successone.
Ma veniamo al punto, mi capita sempre quasi sempre spesso a volte di avere accheffare con gente molto figa e di pensare a quanto figa non sia.
Mi capita anche di incontrare gente che va bene in tutto che è brava in tutto che sa fare ogni cosa ebbene sono giunta alla filosofica conclusione che questa immensa perfezione si può tradurre in stronzate, appunto come accennato qualche riga sopra, ecco.
Nella maggior parte dei casi questi soggetti se li stai ad osservare\psicanalizzare un po' ti accorgi che sono ossessionati dall'apparire perfetti, e non dall'esserlo. Insomma un abisso di differenza.
Questi soggetti non affermeranno mai e ripeto mai che quella è una giornata sfigata, che con l'italiano o con la matematica non vanno bene, che hanno pestato una merda liquida che ha arrecato gran dispiacere ai loro fragili animi.
La morte piuttosto.
L'importante è che nessuno intuisca che sono sfigati come tutti, o che non vanno bene in quella cosa, l'importante è apparire stracolmi di autostima per trasmettere una sicurezza che sui soggetti come me si traduce in inevitabile perplessità.
I tipici soggetti che ci fan pensare silenziosamente (e non) “cazzotelatiricheseistrasfigatoquantome” nella maggior parte dei casi sono ossessionati dall'idea che tu lo possa pensare e amano, ripeto amano sbatterti in faccia la loro superiorità.
Superiorità che appunto non esiste. E mentre tu li lasci pensare di essere dei messia fatti ad umanoide, mentre tu accogli questa loro esaltazione (non contribuendo ad essa, sia chiaro) pensi “cazzotelatiricheseistrasfigatoquantome” e, mentre si continua con questo scambio di maschere e sorrisi, tu sai di aver vinto. Mentre tu appari lo sfigato che sei senza finzione, oh sì, sai di aver vinto.

Non è più come una volta

Ti ritrovi a settembre, essendo tu umile essere umano adolescente hai l'onere di recarti in un agglomerato di istruzione indefinito chiamato scuola. E' che settembre è un po' come l'inizio di qualcosa di nuovo.
Si parte sempre all'inizio di un anno scolastico dicendo “quest'anno studio e vado bene”, si parte sempre all'inizio di un anno nuovo con tanti improbabili buoni propositi.
Insomma, l'inizio di qualcosa è spesso associato ad un sinonimo di cambiamento, di aspettative in meglio.
Ma io sinceramente non ci credo molto a questo genere di cose.
Sì, anche io come mediocre creatura partorita dall'utero umano mi dico “quest'anno studio, quest'anno dormo di notte e non di giorno”, ma so benissimo che quando mi fisso su qualcosa che sia minimamente impegnativa la mia nobile mente preferisce lasciar perdere.
Da piccola ero sempre emozionata per l'inizio di un nuovo anno, fino alla terza media ricordo che la settimana prima della scuola andavo con la mamma a prendere i quaderni, le matite, le biro e tutto ciò di necessario e non per una buona resa scolastica. Era così bello, quei quaderni bianchi e senza pieghe, ordinati, quelle biro con ancora il loro carissimo tappo, quelle matite non rosicchiate, quelle gomme perfettamente bianche a momenti scintillavano al sole, quel diario così lindo e pulito. Insomma, mi motivava e per un po' tentavo di essere una persona precisa e ordinata. Poi a dire la verità arrivavo a mezzo anno ad osservare le mie compagne con ancora il materiale perfetto mentre della mia gomma non era che rimasto uno spicchio più piccolo di un seme d'arancia.
Oggi ho comprato dei quaderni consapevole che ne userò molto probabilmente 3 in tutto l'anno per la stessa materia, delle matite dello spessore che piace a me per disegnare i miei manga, 3 album da disegno che porterò una volta si una no a scuola per questioni di comodità trenistica (temo mi ritroverò anche quest'anno a fare la stronza scroccona). Ecco tutto il mio “materiale”. Non è più come una volta, non mi invoglia ad andare a scuola, a studiare, non è più come una volta, quell'entusiasmo infantile che è destinato a scemare nell'età delle crisi ormonali, dove quasi tutte le azioni quotidiane corrispondono all'affermazione “che coioni”.

Non lo so, l'ho scritta al terzo giorno di scuola, boh

martedì 4 ottobre 2011

Osservazione indiretta di soggetti insignificanti sul treno

Parliamo di qualcosa di interessante. Parliamo degli incontri standard sui treni trenitalia.
La mia esperienza in due anni e qualcosa di treni trenucci trenetti è bastata per riuscire a farmi capire un quadro generale dei tipi d'incontri che puoi fare su un comodo, pulito, adorabile treno.
Facendo la psicanalizzatrice del cazzo, quindi, sono riuscita ad elaborare diverse categorie di persone e ora le scriverò, già perché è mezzanotte e mezza e non so cosa fare, ecco perché.
Prima di tutto, conosciutissima, odiatela o adoratela è lei.. la signora di colore dalle treccine e il trucco molto cool che grida al telefono, comunemente accompagnata da trolley ingombrante & pendenti a cerchio alle orecchie.
Questa signora può passarti accanto ed urtarti col fondoschiena nei casi migliori, oppure può sedersi vicino a te o nella tua zona e impedirti di leggere o, nel caso della musica,obbligarti ad alzare parecchio. Insomma, è più forte di te, lei grida lì accanto e il tuo inconscio ti spinge a provare a sentire quello che dice, nonostante tu sai già in partenza che non conosci quella lingua oppure che si tratta di un inglese talmente storpiato dall'accento molto forte che neanche un inglese stesso capirebbe.
Tuttavia non fa del male a nessuno, poveretta, prende il treno come me come Tizio come Caio, è soltanto assai facile riscontrarla su questo fantastico trasporto pubblico adorato da tutti coloro che sono costretti a prenderlo ogni mattina.
Un'altra categoria di persone assai comune è senza alcun dubbio il gruppo di tamarri, che possono variare da tamarri Afro a tamarri Hardcore-Techno casinisti e insopportabili. Sì, loro sì che sono nocivi per la tua salute mentale, non sai quanto. Questi stronzetti se ne stanno lì ad un posto dietro al tuo e gridano come se tra di loro si trovassero a 20 metri di distanza, frasi costituite da bestemmie e intercalari.
Poi c'è il gruppetto dei primini, piccoli teneri dolci primini, con ancora gli occhi illuminati da quella luce di speranza, di aspettativa, che tu hai perso negli anni. Tenerezza un cazzo, gridano ancora di più dei tamarri e spesso le loro grida sono accompagnate da corse sul treno e da scherzoni divertentissimi che si fanno a vicenda.
Oh, adorabili.
Poi ovviamente trovi il vecchio disorientato. Lui e la sua panciona da babbo natale. Il vecchio disorientato ti chiederà venti volte se il treno è per bergamo, poi passerà alle domande personali le cui risposte non gli devono interessare, del tipo dove scendi, dove vai a scuola, cosa fai nella vita, ti piacciono gli uomini maturi? (no quella no ma è quasi sempre sottintesa)
E dopo il vecchio passiamo nuovamente ai giovani, ci sono le fighette che al loro passaggio non possono fare a meno di squadrarti dall'alto in basso, e dalle orecchie ne vien fuori “guarda te questa sfigata qui! Ma come si concia? Quant'è brutta? Quant'è pagliaccia? Quanto sono figa? Quanto me la meno?” ma quello è un classico e le trovi ovunque, ovunque significa anche sui treni.
E poi ci sono quelli che adoro. Gli studenti universitari. Anche se ti capitasse di sederti vicino ad un gruppetto di allegri studenti, puoi stare quasi sempre tranquilla. Sono circondati da un aura misteriosa di maturità, probabilmente dovuta al fatto che loro sono troppo in pensiero per il prossimo esame per fare i cazzoni, oppure dovuta al fatto che sono entusiasti almeno quanto te di stare lì. Insomma, gli studenti universitari sono innocui e per niente rompicoglioni.
Penultima ma non meno importante, la suora. La suora la vedi ogni tanto, circondata da gente di fasce d'età discutibili (tipo la mia) che sussurra (e non) bestemmie o che la guardano male. La suora è innocua, soltanto una povera donna frustrata che ha fatto scelte particolari, le scelte non si discutono eccetera eccetera ma comunque lei oltre a chiederti se è per bergamo non ti romperà mai le palle. Se ne starà tutto il tempo a pregare silenziosa, sperando che lo spirito santo la ingravidi, ma sicuramente non romperà le palle.
E ora arriviamo all'ultima categoria. L'insistente rompicoglioni. Comunemente noto come maniaco farà di tutto e dico di tutto per sapere di te, dove abiti chi sei se sei fidanzata, tanto dal cercarti su facebook col cellullare al momento quasi sgamando il nome falso fornito. E tu dovrai essere prontamente brava ad ignorarlo, ammirando il suo monociglio d'età pre adolescenziale senza trattenere in alcun modo un espressione disgustata che il soggetto in questione purtroppo non intuirà mai.  

Idiozie e zoo dalle gabbie confortevoli

Quando dico qualcosa di intelligente, o tento di farlo, o magari una cosa apparentemente intelligente, intelligente dal mio punto di vista (insomma, quello) in compagnia mi sento immancabilmente idiota.
Ma non idiota idiota, idiota tipo da essere umiliati dalla propria esistenza, idiotissima.
Questa reazione assurda mi chiedo ancora a cosa sia dovuta.
Che siano gli altri ad essere stupidi? O forse sono stupida io e non mi sono ancora rassegnata del tutto all'idea di esserlo, che ne so.
So solo che ad una cosa mi sono rassegnata. Per quanto tutti ti vorranno bene (si beh boh, non apriamo un ulteriore parentesi sul voler bene visto che sono apertamente misantropa) non potrai mai essere te stessa veramente in loro compagnia, così come loro non saranno mai loro stessi in tua compagnia, in compagnia di chiunque. Non so se dipende da un fattore vergogna o se invece dipende dal fatto che ci siamo tutti abituati all'ipocrisia, che l'ipocrisia è parte di noi, è un gene immutabile da generazione a generazione che non svanirà mai.
E' come se fosse scontato, non puoi essere te stesso veramente, non puoi pretendere libertà vera e propria, non puoi pretendere di poter dire quello che ti pare e fare quello che ti pare.
Ed è così che si arriva all'argomento libertà, quella che nessuno possiede (nessuno, davvero, nonostante le apparenze) e che nessuno possederà mai. Un utopia, e con libertà non si intende anarchia, si intende essere veramente libero di manifestare tutto quello che vorresti manifestare veramente. Chi più chi meno ma nessuno la possiede.
E poi esistono le persone simili agli animali negli zoo. Begli zoo. Con recinti appositamente costruiti per creare l'ambiente che più aggrada loro. Non manca niente negli zoo, proprio niente. Le persone animali da zoo non si sono ancora rese conto che c'è una fottuta recinzione, e che tutto quel comfort non è altro che una ricostruzione perfetta di quella che si potrebbe chiamare vita. Ma non è la vera vita. Chi ha sperimentato la vera vita non ne ho idea, ma ho idea che questa cosa non muterà presto, forse mai. Ho paura che non potrò mai uscire dal mio recinto confortevole di lusso, dove non mi manca nulla, dove c'è tutto quello che serve per essere felici.

Se c'è una cosa che odio è osservare le persone fare patetici tentativi di dire cose intelligenti riguardo ad un argomento serio con frasi ultrasentite. -Destra o sinistra in Italia è tutto una merda! -La chiesa è corrotta e ipocrita! -Le pellicce fatevele con i peli del culo! -I gay sono stra teneri!
Ma stare zitti piuttosto no? Il silenzio è un dono prezioso che l'umanità ha perso da sempre, anzi che non ha mai acquisito.