domenica 8 gennaio 2012

Considerazioni eventuali e accidentalmente sintetiche

Il primo momento che ho avuto libero per pensare è stato il viaggio dall'aeroporto ai dintorni dell'hotel. Londra, Inghilterra. E il paesaggio londinese.
Nella tavolozza dei colori a tempera per un ipotetico dipinto ci sarebbero stati: marrone, verde marcio, grigio, beige.
Gli alberi sono completamente spogli, tutto sa di freddo, eppure la natura abbonda.
Nudi delle loro foglie, si ergono prepotentemente in alto come a sfidare la forza di gravità, la cosa più carina è che si possono vedere chiaramente i nidi degli uccellini, ricoperti da un cancello di rami intricati e protettivi.
Le casette sono tutte attaccate, le finestre sono tutte contornate di bianco, sui tetti numerosi caminetti dall'aspetto grazioso.
Nel complesso, un paesaggio decisamente gradevole.
Poi Londra, l'hotel che sembra veramente l'interno di una roulotte, dai pavimenti scricchiolanti in legno che chissà quante persone hanno visto, quante persone sono passate.
Le cabine del telefono rosse, rosse come i bus a due piani tipici del posto, abbazie imponenti e inquietanti, i market insulsi piccoli ed economici.
Eppure, c'è un qualcosa di misterioso che ti porta ad amare tutto questo.
Quando poi mi si presenta agli occhi Picadilly Circus e Trafalgar Square, la mia mente è occupata da un unico pensiero.
Vediamo così spesso le imitazioni delle grandi metropoli ovunque, dai centri commerciali alle piccole città arroganti che vogliono riprodurre questi modelli, che quando incroci una metropoli del genere fai fatica a renderti conto che è vera.
Il cibo? Effettivamente pessimo. Il caffè? Pure. Soldi? Volati.
Ma non riesci a non amare tutto questo. Portobello road di sabato è un suicidio, affollata all'inverosimile, teste pietose di volpi pietose appese accanto a maglioni a 10 pounds, un'insieme di oggetti inutili ma dall'aspetto indubbiamente attraente, e di persone di ogni etnia con storie svariate da raccontare.
Un vecchio tiene sulle spalle un piccolo cane e gli passa del cibo, la mani tatuate di scritte sbiadite col tempo.
Un duo di musicisti dalle fattezze bohémien improvvisano qualche canzone misteriosa tra un contrabbasso e una chitarra acustica, cantando con la voce grattata di chi ha fumato troppo.
I soliti imitatori di statue, una donna dal viso sfiorito dai segni della vecchiaia che si apprestano ad influire canta, una voce armoniosa.
Ed è sola, tra una folla di gente.
C'è chi viene urtato da te ma che ti chiede comunque scusa, c'è chi percorre le scale della metro a sinistra, di fretta perché deve andare al lavoro.
Ci sono le studentesse in gonna a pieghe e camicia, ci sono i ragazzi troppo belli per guardarti anche solo un'istante che leggono libri di 800 pagine sulla metro, isolati da tutto il mondo.
Gli scoiattoli che corrono nei parchi e che si avvicinano per controllare se hai del cibo da offrire loro, non si sa mai.
Tutto ciò che può accadere qui è imprevedibile, non può essere già scritto.
Sarò ripetitiva forse, ma come si fa a non amarla?

9 commenti:

  1. certo che si resta affascinati da Londra, anche se molto del bello è finto, costruito apposta per il turista e per il visitatore distratto.

    le metropoli sono belle perché ci sono tantissime sfaccettature, come un grande, enorme brillante. e poi perché sono piene di palcoscenici, posti improvvisi dove succede qualcosa di inaspettato.

    però quello che si vede, specialmente se sei un turista frettoloso, è soltanto una fettina minuscola della realtà. ben diverso è viverci.

    ciao, Cristina

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  2. Purtroppo non è colpa mia se sono capitata come turista frettoloso. Immagino sia diverso.

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  3. Ciao Martina
    visto che me l'hai detto cercherò di non farti più mancare i miei commenti. Ho letto sia questo che quello dello studio. Per lo studio non so che dirti, io studio (certe cose) perchè mi piacciono o perchè sono curiosa e anche se prima non avrei mai detto che mi sarebbero interessate, ora lo fanno. Certo devi sempre fare dei sacrifici e importi fastidiosamente di dover sapere una cosa di cui ti sbatteresti le palle, però come ricompensa c'è la tua competenza in un ambito che prima ti risultava sconosciuto e poi se ti servirà che importa? Avrai la soddisfazione si saper calcolare la mole!Ahah, per Londra ti invidio perchè io vorrei viaggiare ma non mi porta mai nessuno da nessuna parte, comunque ti consiglio di viaggiare più che puoi per scegliere il posto che poù ti piace e dove magari ti trasferirai, a meno che tu sia una delle poche che credono ancora nell'Italia, in ogni caso saresti da ammirare. Però secondo me l'Italia sta decollando verso un miglioramento, almeno per quanto riguarda l'ambito politico-economico, con il nuovo governo almeno siamo credibili agli occhi di Francia e Germania che ora sono più fiduciose: quindi l'Italia ce la può fare. Tutt'altro aspetto è quello etico sociale che a mio parere fa veramente cagare, comunque mi sto divulgando in cose che tu non hai neanche accennato quindi ti saluto.
    Comunque io ti avevo lasciato dei commenti precedenti ma non li hai mai letti/commentati, mi sa.
    Un abbraccio
    Meli

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  4. Non ci sono mai andata , ma per un attimo mi hai portato lì! da Anna

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  5. Meli: Davvero? Oh no mi dispiace cerco subito! :( Una delle fortune che non mi è mancata è quella di viaggiare, meno male. Andrei ovunque e osserverei ogni cosa, è così curioso vedere come quello in cui viviamo sia solo un piccolo frammento di mondo, un misero tassello di un puzzle, insomma ricomporre più tasselli possibile sarebbe bellissimo. Ultimamente mi sto particolarmente inaspettatamente interessando all'Islanda, ho scoperto un sacco di cose belle. L'Italia, sì. La cosa che mi ha stupito è che gli inglesi amano la loro cultura, la loro terra. Qui in Italia c'è un movimento collettivo di disgusto a cui io partecipo, perché non è un brutto paese, è solo un paese che si sta deteriorando e consumando e che è stato gestito male. Grazie per essere così presente, ah e subito specifico: il post sulla "cultura" e sulle persone che sventolano spocchiose una conoscenza superficiale e non gestita bene, non comprenderei mai te. Io stimo le tue riflessioni, e la tua intelligenza. Per quanto mi sembra ancora di conoscerti davvero poco e mi dispiace!

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    1. Non preoccuparti lo so che non intendevi me.Sì io penso che l'Italia potrebbe essere il paese più bello, ma grazie alla corruzione e alla merdosa gestione non lo sarà mai. Piuttosto,anch' io vorrei conoscerti di più! Mi limito a leggere il tuo blog e ad ascoltare qualche volta, così, ma penso che sia molto difficile entrare in intimità con una persona. Io stessa tendo a non volermi far conoscere,per un motivo o per l'altro,una stupida forma di difesa, penso. Ho paura che un giorno conoscendomi penserai anche tu come mia mamma, come i miei amici che ho un carattere "difficile". Già.. ma che cazzo vuol dire avere un carattere difficile, me lo vuoi spiegare? Perchè se si tratta di contestare quando tutti taciono e rompere i coglioni, allora preferisco essere difficile piuttosto che facile. Potresti parlarne anche tu, mi sembra che anche tu sia stata giudicata difficile da tua mamma o roba simile.. ehi, potremmo coofondare un club! Comunque tendo a precisare che difficile non coincide con la solita frase bimbominkia che ripetono tutti gli adolescenti "ma io non mi sento normale" odio quelli che dicono così! Come odio quelli che fanno i modesti quando sanno di aver fatto un capolavoro o quelli che si vantano della propria merda. Ma queste sono tutte altre storie, se non capisci perdona ma sono stanca e incazzata, quindi mi esce molto bene questo flusso di coscienza.
      Ciao Marti, un abbraccio
      Mel

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    2. Infondo, anche se la parola "difficile" suona come negativa, non lo è. C'è un universo dentro quella parola, quante cose sono difficili, ma stupende.
      Certo, talvolta evitare che le persone riescano a conoscerti davvero è efficace, c'è qualcosa che non vuoi mostrare di te, c'è quel tuo io che custodisci gelosamente, intensamente, perché in un modo di burattini, a volte (almeno per me) fa paura rivelarsi.
      Il bello è che io sono circondata da persone che mi hanno data per scontata. E ne incontrerò sempre, persone che per loro sono niente di più che un paio di aggettivi, a volte dispregiativi immagino, e basta.

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  6. Ah dimenticavo, sai una particolarità sull'Islanda? Le persone non possiedono un cognome ma il loro cognome consiste nel nome del padre+ il suffisso son se maschio o dotterin se femmina (mi sembra), quindi se tuo padre si chiama Marco tu saresti Martina Marcodotterin. Ahah-
    ps- sono ancora Meli

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