venerdì 7 ottobre 2011

Infilarti le penne nel culo non fa di te una gallina

Il brutto di avere una compagnia fissa, degli amici fissi, delle persone con cui parli abbastanza fisse è che si tende inevitabilmente ad assegnarti un ruolo.
Se tu per quella compagnia corrispondi ad una breve intensa descrizione di un paio di aggettivi, quando dirai o farai qualcosa che nessuno attribuisce al tuo ruolo assegnato ti sentirai dire (ripeto, inevitabilmente) “Ma questo da te non me l'aspettavo!” Come se avessi fatto la più grande rivoluzione interiore al mondo.
Il che vuol dire che la monotonia e il tuo essere principalmente monotona ti peserà più del solito, che ti renderai conto di essere data abbastanza per scontata, di essere abbastanza prevedibile.
Ci sono lati negativi e lati positivi, quelli positivi consistono essenzialmente nel fatto che se ai tuoi amici piaci per il ruolo che ti è stato assegnato va bene così, quelli negativi sono piuttosto ovvi e banalotti e consistono nel fatto che a nessuno piace essere dato per scontato.
Sì forse è una mia infantile credenza legata al periodo adolescenziale delle crisi ormonali, ma sinceramente non riesco ad immaginare qualcuno a cui piaccia essere prevedibile e forse, diciamocelo, un po' patetico.
Io credo ancora che in fondo vorremmo crogiolarci nell'illusione di essere anche solo un pochino speciali, e non una semplice cellula di un macro organismo.
Nel mio caso sì, la consapevolezza di non essere speciale è pateticamente opprimente.
Non capisco se questa sia presunzione, individualismo, rassegnazione o paranoia. Ma, in fondo, ci sarà qualche altro stronzo che la pensa come me.
Non mi interessa sapere chi.
 Francamente non mi interessa neanche sapere se esistono gli individui speciali o se sono una nostra invenzione, come la religione, più o meno. 

La banalità è il nuovo benessere, non pensare mai a nulla che risulti anche vagamente laborioso da pensare la nuova chiave per il raggiungimento del nirvana. Cit. me poco ispirata. 

1 commento: